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IL CASO
15 Gennaio 2026 - 16:20
Un quadro di "gelosia patologica" e controllo totale, spinto fino a episodi di inaudita crudeltà. È quanto emerso nell'aula del Tribunale di Cuneo durante il processo a carico di un idraulico, accusato di maltrattamenti e sequestro di persona ai danni della moglie. La vicenda, scoperta dai Carabinieri di Murazzano, racconta anni di isolamento forzato per una giovane donna e le sue due figlie.
L'incubo è venuto alla luce grazie alla famiglia della vittima che, dalla Calabria, non riusciva ad avere contatti con lei da oltre un mese. I militari, con la scusa di accertamenti amministrativi, sono riusciti a convocare la donna in caserma, scoprendo la verità nonostante il marito tentasse di impedirle persino di parlare da sola con le forze dell'ordine.
Dalle testimonianze raccolte, tra cui quelle di volontarie del centro antiviolenza di Ceva, è emerso un regime di terrore: l'uomo, per impedire alla moglie di uscire sul balcone, piazzava degli stuzzicadenti tra gli infissi per controllarne i movimenti. Nei rari momenti in cui l'uomo lavorava, costringeva moglie e figlie a seguirlo, tenendole chiuse in auto per ore. L'episodio più grave riguarda il periodo della gravidanza: la donna sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell'auto mentre era all'ottavo mese per impedirle di incontrare il padre.
A peggiorare il quadro, le pressioni della suocera che, dopo il trasferimento della donna in un alloggio protetto, avrebbe inviato messaggi minatori: "Torna indietro o perdi le bambine, lui da solo fa un disastro e sai che è pericoloso". Il processo proseguirà il prossimo 28 gennaio con l'audizione di nuovi testimoni per ricostruire interamente la rete di violenze e segregazione subita dalla famiglia.
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