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Il fatto

Novi Ligure, clan familiare tra usura e droga: il “capo” gestiva tutto dal carcere

I carabinieri eseguono cinque arresti: il capofamiglia dirigeva il clan dal carcere, mentre moglie e figlia gestivano riscossioni e territorio. Oltre 30 vittime coinvolte e affari illeciti per più di 100mila euro

Usura e droga in carcere, sgominato clan familiare a Novi Ligure: 5 arresti

Una famiglia trasformata in un'organizzazione criminale, tra usura e spaccio di droga con ramificazioni fin dentro i penitenziari. A Novi Ligure i carabinieri hanno eseguito cinque arresti: tre in carcere e due ai domiciliari. Secondo gli investigatori, a dirigere il “clan” era un 50enne, già detenuto, che dalla cella teneva i conti, impartiva ordini e muoveva i flussi di denaro.


L’indagine, battezzata “Dalton”, ha ricostruito un sistema a conduzione familiare: il capofamiglia gestiva la regia, mentre moglie e figlia curavano il territorio. A eseguire riscossioni e spedizioni punitive, due complici incaricati di far rispettare scadenze e “pene” con modalità definite estremamente aggressive.



Le vittime, almeno trenta e tutte in difficoltà economica, venivano attirate con prestiti rapidi ma gravati da tassi superiori al 30%, destinati a lievitare in poche settimane. In caso di ritardi partivano penali e minacce; all’insolvenza seguivano, secondo gli inquirenti, anche violenze fisiche. I carabinieri hanno sequestrato “libri contabili” con nomi, cifre, interessi e scadenze, per un volume d’affari accertato oltre i 100mila euro.

Per garantire liquidità, il gruppo avrebbe mantenuto un canale di spaccio anche a beneficio dei detenuti. Simulando colloqui con “amici” in carcere, i sodali avrebbero tentato più volte di introdurre stupefacenti negli istituti di pena. L’attività di monitoraggio ha consentito di intercettare e bloccare oltre 300 grammi di sostanza prima che oltrepassassero le sbarre.



Durante le perquisizioni i militari hanno rinvenuto 12mila euro in contanti e tre carte di pagamento intestate a terzi, uno schermo per rendere non tracciabili i movimenti e preservare il patrimonio illecito. Secondo gli investigatori, i flussi di denaro servivano a oliare la doppia macchina criminale: prestiti a usura e traffico di droga.

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