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LA MANIFESTAZIONE

Torino in piazza per l'Iran: «Non possiamo rimanere in silenzio»

Davide Nicco annuncia un Ordine del Giorno per chiarire «da che parte sta il Piemonte»

Torino in piazza per l'Iran: «Non possiamo rimanere in silenzio»

In piazza Carignano, nonostante la pioggia, centinaia di persone hanno manifestato in solidarietà con il popolo iraniano e a sostegno della Resistenza organizzata. Volti coperti, cartelli per la libertà, richieste di elezioni libere e di uno Stato laico.

«Oggi in piazza Carignano ho ribadito che il Piemonte è al fianco della resistenza iraniana e contro un regime che usa paura e violenza  Queste le parole di Davide Nicco, presidente del consiglio regionale, che in piazza ha definito quello dell'Iran un  «popolo coraggioso che non ha paura di mettere a repentaglio la propria vita per riprendersi la propria libertà: non possiamo restare in silenzio». 

POLITICA
Come anticipato dallo stesso Nicco, prossimamente in consiglio verrà presentato un Ordine del Giorno che chiarisca con chiarezza e in modo formale «da che parte stiamo». 
In piazza anche il parlamentare del PD, Andrea Giorgis, che ha sottolineato il ruolo decisivo delle donne nelle proteste: un protagonismo che, ha detto, rafforza «una giusta lotta di libertà», nel segno dei diritti fondamentali e delle libertà naturali.


Alla mobilitazione hanno aderito diversi partiti e movimenti: Azione, Democrazia Cristiana, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia Viva, Lega, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, Radicali ed Europa Radicale. 
IRAN LIBERO E DEMOCRATICO
A promuovere l’iniziativa è stata l’associazione Iran Libero e Democratico, fondata nel 2009 da esuli politici iraniani e guidata da Tullio Monti. Il riferimento politico è il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, guidato da Maryam Rajavi: nel loro programma, un Iran repubblicano, libero e democratico, con pluralismo politico, Stato di diritto e separazione tra religione e istituzioni. Tra i capisaldi, la parità giuridica tra uomini e donne, la libertà di abbigliamento femminile, l’eliminazione dell’obbligo del velo e la piena libertà di culto. La piattaforma rivendicata include inoltre l’abolizione della pena di morte, della tortura e delle detenzioni arbitrarie, la tutela dei diritti umani, il rifiuto delle armi nucleari e un’economia sociale di mercato. Netta anche la linea sul piano internazionale: “no” a interventi armati esterni, la transizione — sostengono — spetta al popolo iraniano.


DIRIGENTI SOTTO MINACCIA
Il clima attorno all’associazione è teso. Nelle ultime settimane tre suoi dirigenti avrebbero ricevuto ripetute minacce di morte via WhatsApp, con messaggi dettagliati su abitudini e spostamenti. Secondo i destinatari, le intimidazioni sarebbero riconducibili al ministero dell’Informazione iraniano; gli organi di polizia le hanno giudicate serie e attendibili. Tra i minacciati c’è Yoosef Lesani, farmacista, a Torino dal 1992, già espulso dall’Iran negli anni Ottanta per le proteste studentesche.
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