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18 Gennaio 2026 - 10:40
Gennaio 2026 segna un punto di svolta per le retribuzioni dei dipendenti pubblici. I nuovi cedolini, ora consultabili su NoiPA, mostrano importi più alti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’aumento è il risultato combinato delle modifiche fiscali introdotte con l’ultima legge di bilancio e, per alcuni settori, dell’entrata in vigore dei nuovi contratti collettivi. Tra questi, spicca il comparto dell’Istruzione e della Ricerca.
La novità che interessa il maggior numero di lavoratori pubblici riguarda l’Irpef. Con la manovra 2026 l’aliquota sui redditi compresi tra 28mila e 50mila euro lordi annui scende dal 35% al 33%.
Per chi guadagna meno di 28mila euro l’anno non cambia nulla. Appena sopra questa soglia, il beneficio è contenuto: qualche euro al mese, pari a circa 40 euro su base annua. Il vantaggio cresce con l’aumentare del reddito e raggiunge il massimo per chi si colloca intorno ai 50mila euro o li supera, con un risparmio fiscale che può arrivare a circa 440 euro l’anno, cioè poco più di 35 euro al mese. L’effetto positivo resta fino ai redditi di 200mila euro, oltre i quali il beneficio viene in gran parte assorbito.
Accanto al ritocco dell’Irpef, la legge di bilancio introduce una tassazione agevolata sugli straordinari: aliquota al 15% per chi ha un reddito fino a 50mila euro annui. In questo caso l’incremento complessivo in busta paga può arrivare, nei casi più favorevoli, fino a 800 euro all’anno.
Gennaio 2026 è particolarmente rilevante per docenti e personale scolastico. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca (periodo 2022-2024), firmato a fine dicembre 2025, inizia ora a produrre i suoi effetti economici.
Negli stipendi di insegnanti, personale Ata, ricercatori e Afam compaiono gli aumenti tabellari. L’entità varia in base a ruolo, anzianità e grado di scuola. Per fare qualche esempio:
un docente delle scuole superiori, laureato e con oltre 35 anni di servizio, può contare su circa 185 euro lordi in più al mese
un insegnante della primaria con meno di nove anni di anzianità riceve un incremento di poco superiore ai 110 euro lordi
In media, l’aumento mensile si colloca intorno ai 150 euro lordi.
A differenza di quanto previsto per il settore privato, però, gli incrementi contrattuali della scuola non beneficiano di una detassazione specifica: le somme aggiuntive vengono quindi tassate secondo le regole ordinarie.
Sempre a gennaio 2026, il personale scolastico riceve anche gli arretrati relativi al 2024 e al 2025. Gli importi variano sensibilmente in base alla carriera e possono andare da circa 1.300 euro fino a superare i 2.000 euro lordi.
Non arriva, invece, in questo mese, il pagamento una tantum previsto dal contratto: 111,70 euro lordi per i docenti e 270,70 euro lordi per il personale Ata. Queste somme saranno corrisposte con lo stipendio di febbraio 2026 e solo a chi ha iniziato a lavorare nella scuola entro il 31 dicembre 2023.
In sintesi, tra fisco più leggero e rinnovi contrattuali, l’inizio del 2026 porta buste paga più ricche per molti dipendenti pubblici, con benefici particolarmente evidenti per chi ha redditi medio-alti e per il mondo della scuola.
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