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IL CASO

(In)sicurezza nelle scuole. Valditara: "Metal detector all'entrata", riguarderebbe anche Torino

La città sabauda ha già vissuto episodi di minorenni armati in aula

(In)sicurezza nelle scuole. Valditara: "Metal detector all'entrata". Ecco cosa ne pensa Torino

Foto di primocanale.it

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha proposto l’installazione di metal detector nelle scuole più a rischio, in risposta alla tragica morte dello studente Abanoub Youssef, accoltellato da un compagno all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia.

Cos'è successo?

L’episodio, avvenuto lo scorso venerdì (16 gennaio), ha scosso l’opinione pubblica e spinto il governo a riflettere su misure di sicurezza scolastiche.

La lite tra i due ragazzi, è nata probabilmente nei bagni della scuola. Zouhair Atif Atif che ha estratto un grosso coltello da cucina portato da casa. A scatenare l’ira dell’aggressore, delle foto scambiate tra la vittima e una ragazza.
A pochi giorni dalla tragedia, il ministro ha visitato l’Istituto, esprimendo vicinanza alla famiglia del 18enne e ribadendo la necessità di una “rivoluzione culturale” su rispetto e autorità.

La proposta

E su quali possano essere i primi passi per avanzare questa rivoluzione, Valditara ha già qualche idea. In un’intervista al programma “4 di sera Weekend”, il ministro ha ipotizzato: «Quello che noi possiamo e dobbiamo fare in quelle scuole di “maggior rischio”, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector». Una misura che, in caso venisse portata a vanti, toccherebbe da vicino anche Torino, che non è ignara a certe dinamiche di violenza giovanile. Non solo “per strada” con il fenomeno dei cosiddetti “maranza” ma anche nelle scuole. Solamente a qualche mese fa (novembre), un 15enne aveva puntato una pistola - rivelatasi poi finta - in faccia al suo professore di matematica, all’Istituto Peano. Qualche settimana dopo un episodio analogo si è verificato a Piazza dei Mestieri, coinvolgendo, ancora una volta, un minorenne.


I metal detector sono dunque una soluzione?

I commenti

«Sulla sicurezza nelle scuole respingiamo polemiche pretestuose e ideologiche. Nessuna scuola deve diventare un bunker: ogni eventuale strumento, come i metal detector, può essere valutato caso per caso dai dirigenti scolastici, d’intesa con le prefetture, sulla base di reali situazioni di rischio. La sicurezza non è propaganda, ma responsabilità verso studenti e personale», dichiara Elena Chiorino, vicepresidente e assessore all’Istruzione e Merito della Regione Piemonte.

«Tutte le misure preventive sono buone sulla carta, ma sono tutte egualmente inutili nella realtà. Il metal detector, o le ispezioni ad personam rischiano di trasformare la scuola in un luogo detentivo, un carcere minorile in cui si sta per 5-6 ore prima di uscire e tornare alla violenza quotidiana - commenta la deputata Daniela Ruffino (Azione) - a scuola dovrebbe rimanere prima di tutto un luogo educativo e inclusivo. Mi chiedo: perché il metal detector all’ingresso dovrebbe essere più efficace dell’insegnamento all’educazione affettiva? In una città come Torino, il tema va letto anche in chiave sociale e territoriale: la sicurezza si costruisce soprattutto rafforzando la comunità educante, non solo introducendo controlli».

Secondo Fabrizio Ricca (Lega), «bisogna capire dal ministro come verrebbe applicata la cosa, ma in alcuni contesti ha senso. Soprattutto in quelle scuole e in quelle zone, come Torino Nord o Mirafiori, in cui sappiamo già esserci delle problematiche». Il capogruppo regionale aggiunge come questa misura «possa implementare quello che l’attuale pacchetto sicurezza», che inasprisce le sanzioni per minori in possesso di armi bianche - dai 200 ai mille euro - a carico di chi ne ha la responsabilità, con una stretta a “tolleranza zero”.

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