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Il caso
20 Gennaio 2026 - 21:35
Gli avvocati di Chiara Poggi, Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni, e i difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, sono protagonisti di un vero e proprio duello legale che si rinnova ogni giorno. La famiglia Poggi non ha mai accettato versioni alternative rispetto alla sentenza di condanna a 16 anni in abbreviato e critica apertamente le nuove indagini a carico di Andrea Sempio, considerate strumentali a una possibile revisione della pena.
“Si cerca di riabilitare l’assassino, dimenticando le prove già raccolte”, dichiarano i legali dei Poggi, sottolineando che nuove analisi mediatiche rischiano di colpire la famiglia della vittima più che il vero colpevole.
Tra le iniziative recenti dei legali dei Poggi:
Nuova ricostruzione del delitto affidata all’ex poliziotto della scientifica Dario Redaelli, secondo cui l’aggressione inizierebbe in cucina e proseguirebbe in sala.
Analisi del DNA su elementi mai esaminati prima, come l’Estathé trovato nella spazzatura di casa Poggi.
Approfondimenti informatici sul pc di Stasi, da cui emergerebbe che la sera del 12 agosto 2007 Chiara avrebbe aperto una cartella protetta con contenuti pornografici.
Secondo Tizzoni, queste nuove evidenze confermerebbero il ruolo di Stasi nella vicenda e possono essere usate per contrastare qualsiasi tentativo di revisione della condanna.
La risposta della difesa di Stasi è immediata e netta. Bocellari e De Rensis sostengono che i nuovi dati informatici dei Poggi “non sono confermati e risultano irrilevanti” rispetto al rapporto tra Alberto e Chiara. Anzi, i legali annunciano di voler estendere le analisi anche al computer della vittima, sottolineando che eventuali incidenti probatori dovrebbero concentrarsi su quel dispositivo e non su quello di Stasi.
“Si ventilano nuovi elementi nei media senza attendere le indagini ufficiali, elementi che non potrebbero essere utilizzati contro Stasi”, dichiarano.
Il punto centrale oggi riguarda proprio i computer dei protagonisti. Anche la procura di Pavia sta concentrando le indagini su nuovi esami forensi digitali, che potrebbero chiarire movente e dinamica del delitto. Alcuni articoli suggeriscono la presenza di video intimi tra Chiara e Alberto, trasferiti in una cartella protetta poco prima dell’omicidio, circostanza che avrebbe potuto allarmare la vittima.
La chiusura delle indagini non è imminente. Secondo la riforma Cartabia, delitti particolarmente gravi come questo prevedono indagini fino a 18 mesi, con eventuali sei mesi di proroga. La consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo è ancora in attesa di completamento.
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