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Addio alle bustine monodose nei ristoranti: cosa prevede la nuova normativa europea

Dal 2030 stop a ketchup e maionese per il consumo sul posto, con alcune eccezioni per asporto e strutture sanitarie

Addio alle bustine monodose nei ristoranti: cosa prevede la nuova normativa europea

Negli ultimi tempi si è diffusa l’idea che ketchup, maionese e altri condimenti monodose stiano per scomparire dai ristoranti italiani da un momento all’altro. In realtà non è così: nessuna eliminazione immediata e nessun divieto generalizzato. Il cambiamento arriverà, ma con tempi precisi e regole ben definite.

La questione nasce dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, uno dei pilastri della strategia ambientale dell’Unione europea. Non si tratta di una misura contro specifici alimenti o abitudini a tavola, ma di un intervento strutturale che punta a modificare il modo in cui gli imballaggi vengono prodotti, utilizzati e smaltiti.

Perché l’Europa vuole superare il monouso

Le bustine monodose rappresentano un esempio emblematico di rifiuto plastico difficile da gestire: sono piccole, leggere, utilizzate per pochi secondi e quasi sempre destinate all’indifferenziata. Proprio per questo finiscono spesso disperse nell’ambiente e raramente vengono riciclate.

Il regolamento europeo mira a ridurre del 15% i rifiuti di imballaggio pro capite entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018. Per raggiungere questo obiettivo, Bruxelles interviene su tre direttrici principali:

  • eliminazione degli imballaggi superflui o evitabili;

  • maggiore utilizzo di materiali riciclati;

  • progressiva riduzione degli imballaggi monouso più problematici, soprattutto quelli di piccole dimensioni.

Le bustine di salse e condimenti rientrano pienamente in quest’ultima categoria.

La data chiave: cosa succede dal 2030

Il vero spartiacque non è il 2026, ma il 1° gennaio 2030. Da quella data, nei locali del settore HORECA (hotel, ristoranti, bar e caffè) non sarà più consentito l’uso di imballaggi in plastica monouso per il consumo sul posto di:

  • salse e condimenti (ketchup, maionese, senape, olio, aceto);

  • zucchero, dolcificanti e prodotti simili;

  • conserve e creme monodose servite al tavolo.

Le bustine verranno sostituite da dispenser ricaricabili, contenitori condivisi o soluzioni riutilizzabili e lavabili. L’obiettivo è chiaro: ridurre i rifiuti legati al consumo in loco, dove il monouso non è considerato necessario.

Dove le bustine resteranno consentite

Il regolamento non introduce un divieto assoluto. Sono infatti previste eccezioni specifiche. Le bustine monodose continueranno a essere ammesse:

  • per asporto e delivery;

  • nelle strutture sanitarie (ospedali, case di cura), dove igiene, sicurezza alimentare e dosaggio individuale sono requisiti essenziali.

Il passaggio del 2026 e lo stop ai PFAS

Anche il 2026 segna un cambiamento rilevante. Da metà anno entrerà in vigore il divieto di imballaggi a contatto con alimenti contenenti PFAS, sostanze chimiche utilizzate per rendere carta e plastica resistenti a grassi e liquidi.

I PFAS, noti come “inquinanti eterni”, persistono nell’ambiente e si accumulano nel corpo umano. Questo significa che le bustine ancora in commercio tra il 2026 e il 2030 dovranno essere realizzate con materiali alternativi, privi di queste sostanze. Un cambiamento poco visibile, ma cruciale dal punto di vista sanitario.

Non solo condimenti: tutte le novità dal 2030

La fine delle bustine è solo una parte di una riforma più ampia. Dal 2030, il regolamento europeo prevede anche:

  • stop ai flaconcini monouso di shampoo e bagnoschiuma negli hotel, sostituiti da dispenser;

  • divieto di piatti, bicchieri e tazze monouso in plastica per il servizio al tavolo;

  • nuove restrizioni sugli imballaggi in plastica per piccole quantità di frutta e verdura.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: eliminare l’usa e getta quando esistono alternative riutilizzabili.

Il ketchup resta, cambia il contenitore

Dal 2030, quindi, il ketchup non sparirà dai ristoranti, ma non verrà più servito in una bustina di plastica usa e getta. Cambierà il contenitore, non il contenuto.

Una trasformazione che può sembrare marginale, ma che rappresenta un passaggio centrale nella lotta europea all’inquinamento da imballaggi, uno dei problemi ambientali più urgenti degli ultimi anni.

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