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Il fatto
27 Gennaio 2026 - 06:40
Il Consiglio dei ministri, riunito a Palazzo Chigi, ha approvato la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per Sicilia, Calabria e Sardegna, duramente colpite dagli effetti del ciclone Harry. Il provvedimento consente l’attivazione immediata di misure straordinarie per affrontare le conseguenze del violento maltempo che ha interessato il Sud del Paese nei giorni scorsi.
Come annunciato dal ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, l’esecutivo ha destinato 100 milioni di euro dal Fondo per le emergenze nazionali. Le risorse serviranno a coprire le spese iniziali sostenute dai Comuni, in particolare per la rimozione dei detriti, il ripristino dei servizi essenziali e gli interventi di messa in sicurezza.
Lo stato di emergenza, della durata iniziale di 12 mesi, potrà essere prorogato per un ulteriore anno qualora la situazione lo richiedesse.
I governatori delle regioni coinvolte – Roberto Occhiuto (Calabria), Renato Schifani (Sicilia) e Alessandra Todde (Sardegna) – sono stati designati commissari delegati, con poteri straordinari e deroghe alle procedure ordinarie, per coordinare la fase di ricostruzione dei territori danneggiati.
Nel frattempo resta allerta gialla in diverse aree del Paese, tra cui Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna e Veneto. Nel Nisseno, a Niscemi, una frana ha reso necessaria l’evacuazione di circa 500 persone, con scuole chiuse per motivi di sicurezza.
Secondo una prima valutazione provvisoria, i danni complessivi causati dal ciclone ammontano a circa 1 miliardo e 241 milioni di euro. Una cifra che, ha precisato Musumeci, potrebbe variare al rialzo o al ribasso una volta completata la ricognizione puntuale da parte delle Regioni.
Solo dopo la trasmissione di un quadro dettagliato dei danni, il governo potrà procedere a un nuovo stanziamento, destinato non più all’emergenza immediata ma alla ricostruzione strutturale.
Per gli interventi sulle infrastrutture danneggiate sarà adottato un provvedimento interministeriale, che consentirà di operare in deroga. Qualora però le opere si rivelassero particolarmente complesse, potrebbe essere attivata la legge 40, che prevede il passaggio dallo stato di emergenza allo stato di ricostruzione, con la nomina di un commissario straordinario, come già avvenuto in precedenti calamità in Emilia-Romagna e nel Centro Italia.
Non sono mancate le polemiche politiche. Secondo opposizioni e sindacati, i 100 milioni iniziali rappresentano una cifra insufficiente rispetto all’entità dei danni. Dal Movimento 5 Stelle parlano di “briciole”, mentre la deputata siciliana Daniela Morfino suggerisce di reperire risorse dal progetto del Ponte sullo Stretto. Anche il Partito Democratico giudica i fondi inadeguati: per Beppe Provenzano, il governo starebbe sottovalutando la gravità della situazione.
In Sardegna, la presidente Todde stima danni per circa 200 milioni di euro, senza includere infrastrutture strategiche come strade e porti. In Calabria, la valutazione preliminare parla di 300 milioni, con la possibilità di sospendere i mutui nei Comuni più colpiti dalle mareggiate. La situazione più critica resta quella della Sicilia, dove – includendo anche i danni indiretti – la stima potrebbe superare 1,5 miliardi di euro. I 33 milioni assegnati all’isola per i primi interventi vengono definiti dal governatore Schifani come un segnale iniziale di solidarietà, ma non risolutivo.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha visitato il Catanese, una delle zone maggiormente colpite. Ha sottolineato come l’ampiezza del territorio coinvolto renda la ricostruzione particolarmente complessa, richiedendo rapidità d’azione, risorse adeguate e una collaborazione leale tra istituzioni, affinché non vi siano disparità di trattamento tra i territori.
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