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Il caso
25 Febbraio 2026 - 09:08
Un’iscrizione nel registro degli indagati, un atto dovuto per poter andare fino in fondo. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo sulla morte di Riccardo Lucà, 5 mesi, deceduto lunedì sera dopo una caduta dalle scale nella villetta di famiglia a Pessione, frazione di Chieri. A coordinare l’inchiesta è la pm Alessandra Provazza. Indagare la mamma del piccolo - una donna di 42 anni - è un passaggio tecnico necessario: solo così la donna potrà richiedere un consulente che partecipi all’esame autoptico. Entrambi i genitori di Riccardo per ora sono stati sentiti come persone informate sui fatti. I carabinieri hanno perquisito la casa. Nelle prossime ore saranno valutati ulteriori approfondimenti, compresi quelli sulle condizioni fisiche della madre.
L’unica ricostruzione, per ora, è quella fornita dalla donna. La scala interna collega il piano notte alla zona giorno. Stava scendendo con il piccolo in braccio per preparargli da mangiare. Un malore improvviso, avrebbe raccontato. Poi il vuoto. Il neonato sarebbe caduto, battendo la testa, e sarebbe stato trovato in fondo ai gradini. Dalle ricostruzioni fornite dalla mamma, non è chiaro se lei si sia sentita male e si sia accasciata, lasciando scivolare verso il basso il piccolo, oppure se siano caduti entrambi e lei si sia ritrovata con il proprio corpo a schiacciare quello di Riccardo. I racconti della madre sono stati confusi, comprensibilmente la donna era in stato di shock. Quello che è certo, ad ora, è che sul corpo del bimbo non sono stati trovati lividi e segni che a primo impatto sarebbero compatibili con un trauma da schiacciamento. Ma solo l’autopsia potrà permettere una visione più limpida, cristallizzando i fatti, eliminando la maggior parte delle ipotesi. È stata lei, la mamma, a chiamare il 112: «Mio figlio non respira, non respira più». Ai soccorritori avrebbe anche riferito di avere un forte mal di testa fin dal mattino e di aver dormito poco. Quando l’ambulanza è arrivata in via Monte Adamello, Riccardo era in arresto cardiaco. Rianimato sul posto, ha avuto un nuovo arresto durante il trasporto. Ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Regina Margherita, è rimasto in condizioni disperate fino alle 22 di lunedì, quando i medici ne hanno dichiarato il decesso. I genitori hanno autorizzato la donazione degli organi: il cuore è risultato idoneo per un trapianto su un altro bambino in lista d’attesa fuori regione. L’espianto e il trasporto sono stati effettuati poco dopo l’ultimo respiro di Riccardo. Una scelta, quella della donazione, che non interferisce con gli accertamenti medico-legali che verranno effettuati in queste ore. Intanto gli investigatori cercano riscontri oggettivi.

Nella villetta ci sono telecamere interne che però non avrebbero ripreso la caduta. Un’altra videocamera è installata nel giardino: controlla l’esterno, non l’interno dell’abitazione. I carabinieri stanno analizzando le immagini disponibili e ascoltando parenti e conoscenti. Sabato mattina la donna era sola in casa con i due figli. Intervenuta anche la procura per i minorenni, che avrebbe espresso perplessità sulla versione fornita dalla madre. In via cautelativa è stato disposto il collocamento temporaneo del fratello maggiore dai nonni materni. La coppia si era trasferita da poco in quella casa con giardino, lasciando un’altra abitazione a Chieri. Un cambio recente, una nuova routine. Ancora non avevano stretto amicizie nel quartiere. Ieri dopo pranzo sono tornati nella villetta, prima della perquisizione delle forze dell’ordine. «Ora non ce la sentiamo di parlare». Restano le molte domande. Che cosa è accaduto davvero sabato? Quali traumi hanno ucciso Riccardo? E sono compatibili con una caduta accidentale o raccontano altro? Il fratello di Riccardo ha visto qualcosa? Sarà ascoltato? Poi la domanda che nessuno ha il coraggio di porre a voce alta: è stato un maledetto incidente o dietro quei 20 gradini si nasconde un’altra storia?
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