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25 Febbraio 2026 - 17:10
La proposta di legge sul congedo paritario ha subito una battuta d'arresto definitiva alla Camera dei Deputati. Nonostante l'intento sociale di equiparare i tempi di cura tra genitori, la Commissione Bilancio ha dovuto respingere il testo.
Il rifiuto della Commissione si fonda su una valutazione puramente contabile. Le risorse previste per finanziare la riforma sono state giudicate insufficienti e poco solide, poiché basate sulla futura riduzione di sussidi ambientali, una fonte di guadagno considerata troppo incerta per coprire spese strutturali.
I costi stimati per la riforma erano imponenti. L'innalzamento dell'indennità per le madri avrebbe richiesto circa 521 milioni di euro nel 2026, arrivando a oltre 630 milioni nel decennio successivo. La Ragioneria ha però sottolineato che il calcolo era al ribasso, poiché non considerava l'estensione del beneficio alle lavoratrici autonome.
L'articolo più oneroso, quello sull'estensione del congedo per i padri, avrebbe pesato sulle casse dello Stato per 3,18 miliardi di euro già nel 2026, con una spesa a regime di quasi 4 miliardi annui dal 2035.
Il provvedimento mirava a rivoluzionare l'attuale gestione dei primi mesi di vita dei figli, portando il congedo di paternità dai magri 10 giorni attuali a 5 mesi complessivi. Il diritto di astensione sarebbe partito dal mese precedente il parto fino ai 18 mesi successivi. Lo stipendio sarebbe stato garantito al 100%.
La norma includeva i lavoratori dipendenti, i padri adottivi, affidatari e i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata (calcolando l'indennizzo sulla base del fatturato perso).
L'obiettivo era combattere il divario di genere: se entrambi i genitori si assentano per lo stesso tempo, la maternità smette di essere un rischio occupazionale esclusivamente femminile.
I dati INPS del 2024 confermano che il lavoro di cura è ancora quasi totalmente a carico delle donne. Sebbene i padri utilizzino di più il congedo obbligatorio rispetto al passato (circa il 64% dei beneficiari), il vero divario esplode con il congedo parentale facoltativo.
Le donne non solo lo richiedono con una frequenza doppia rispetto agli uomini (289mila contro 124mila), ma ne usufruiscono per periodi molto più lunghi: 53 giorni medi per le madri contro i soli 22 dei padri.
In Italia, la nascita di un figlio coincide spesso con l'abbandono del lavoro da parte della donna o con una brusca interruzione della carriera. Senza una redistribuzione forzata del tempo dedicato alla famiglia, le politiche di conciliazione rischiano di restare inefficaci, lasciando sulle spalle delle madri il peso di una scelta tra genitorialità e professione.
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