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19 Marzo 2026 - 21:01
E' morto Umberto Bossi. Il fondatore della Lega aveva 84 anni
Addio a Umberto Bossi. Il senatur, 84 anni, è morto questa sera a Varese dove era stato ricoverato ieri in condizioni critiche. Inutili le cure ricevute in terapia intensiva: Bossi, battagliero e tenace, questa volta si è arreso per sempre. Lascia la moglie Manuela Marrone e quattro figli: Riccardo (avuto con Gigliola Guidali), Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio.
Lui, simbolo della destra italiana, aveva iniziato la carriera politica sotto ben altra bandiera: quella del Pci. Alla fine degli anni ‘70 la svolta, nata dall’incontro con Bruno Salvadori, leader dell’Union Valdôtaine, e con Roberto Maroni, destinato a diventare insieme a lui il simbolo di un partito che avrebbe cambiato per sempre il panorama politico italiano. Nel 1984 nasce la Lega Autonomista Lombarda, che poi diventerà la Lega Nord, di cui diventa segretario nazionale e già un anno dopo arrivano i primi successi, con gli ingressi nei consigli comunali di Varese e Gallarate. Nel 1987 viene eletto sia alla Camera che al Senato: rinuncia alla prima in favore del secondo e da quel momento diventa il “Senatùr”. Negli anni ‘90 la Lega Nord consolida il proprio ruolo, guadagna voti e preferenze e supera indenne anche un coinvolgimento in Tangentopoli in cui il Senatur viene condannato a 8 mesi.
Nel 1994 nasce Forza Italia e dall’alleanza con Berlusconi, e con Alleanza Nazionale, nasce la vittoria alle politiche di quell’anno che porta la Lega al governo, in quella “Roma ladrona” tanto odiata. Un idillio che durò poco: il 22 dicembre 1994 il leader della Lega Nord ritirò il sostegno al governo, provocando le dimissioni del premier pochi mesi dopo la vittoria elettorale. Dal 2000, sotto la bandiera della Casa delle Libertà, l’alleanza torna e vince ancora: nel 2001, Bossi diventa ministro delle Riforme istituzionali. Ricoprirà la stessa carica nel 2008, ancora con Berlusconi, e tale resterà fino al 2011. Non lo ferma neanche l’ictus cerebrale che lo colpisce l’11 marzo 2004 e dal quale esce con una emiparesi persistente. Nel 2012, a seguito di uno scandalo dovuto a una presunta distrazione di fondi del partito, si dimette da segretario della Lega Nord per “tutelare la famiglia” ma pochi mesi dopo torna per sfidare senza successo Matteo Salvini, che viene eletto nuovo leader.
A Torino - dove c’era la Scuola Radio Elettra con la quale è accertato che Bossi conseguì per corrispondenza un diploma da elettrotecnico - e in Piemonte il legame di Bossi, oltre che con la cerimonia dell’ampolla alla sorgente del Po, passa dalla Lega Piemonte fondata da Gipo Farassino e dalle prime sfide importanti sul territorio. La spinta autonomista e la chitarra: si può dire che questo unisse i due, a inizio anni ‘90. Prima delle frizioni, l’allontanamento. Ma è il 1993 quando Bossi, a Torino, presenta alle elezioni amministrative Domenico Comino, insegnante della provincia di Cuneo, che arriva terzo dietro a Diego Novelli e al futuro sindaco Valentino Castellani, con il 19,50% mentre la lista Lega Nord conquista il 23,35%. Comino si candida anche nel 1995 alla presidenza della Regione Piemonte, dove vincerà Enzo Ghigo. Nel 2010, con Roberto Cota, la Lega Nord elegge il suo primo governatore piemontese.
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