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Ambiente

L’invasione dei cormorani nel Tanaro: un’emergenza per l’ecosistema piemontese

Tra impatto sulla fauna ittica, cambiamenti climatici e richieste di intervento, cresce l’allarme di pescatori e associazioni per la tutela del fiume e delle specie autoctone

L’invasione dei cormorani nel Tanaro: un’emergenza per l’ecosistema piemontese

Sul territorio piemontese, in particolare lungo il corso del fiume Tanaro, si sta manifestando un fenomeno sempre più evidente: la diffusione massiccia del Cormorano Cormorano. Quella che un tempo era una presenza occasionale è oggi diventata una criticità ambientale concreta, capace di incidere profondamente sugli equilibri naturali locali.

La specie, non originaria dell’area, si è stabilizzata a partire dagli anni ’80 e ’90 grazie a condizioni ambientali mutate, tra cui cambiamenti climatici e una maggiore disponibilità di risorse alimentari.

Un impatto significativo sulla fauna ittica

A segnalare la situazione sono soprattutto pescatori e operatori del settore attivi nelle zone dell’Albese e nelle aree circostanti di Langhe e Roero. Secondo le loro osservazioni, l’equilibrio biologico risulta ormai compromesso.

Le stime scientifiche, supportate da dati di ISPRA, indicano che un singolo cormorano adulto può consumare tra 400 e 600 grammi di pesce al giorno. Considerando gruppi di circa 100 esemplari, il prelievo quotidiano supera facilmente 50 kg di biomassa ittica.

Su base stagionale, questo porta a una perdita complessiva che può raggiungere anche diverse tonnellate di pesce all’anno in un solo tratto fluviale.

Specie ittiche in difficoltà

Tra le vittime principali di questa pressione predatoria si trovano specie autoctone di grande valore ecologico, come la Trota Marmorata Trota Marmorata e il Temolo Temolo.

Queste specie risultano oggi in forte declino, anche a causa della combinazione tra predazione, qualità delle acque e alterazioni ambientali. Il comportamento alimentare del cormorano tende inoltre a privilegiare esemplari più vulnerabili o già debilitati, aggravando ulteriormente la situazione.

Clima e condizioni del fiume: un fattore aggravante

Le condizioni climatiche recenti stanno contribuendo a rendere il problema ancora più serio. Periodi prolungati di siccità riducono la portata del Tanaro, concentrando i pesci in spazi più limitati e rendendoli facilmente accessibili ai predatori.

In queste condizioni, il fiume diventa di fatto una sorta di area di caccia facilitata, dove la sopravvivenza della fauna ittica è ulteriormente messa a rischio. Anche i pesci feriti durante gli attacchi spesso non sopravvivono a causa di infezioni e complicazioni successive.

Le richieste del settore e il dibattito sulle soluzioni

Le associazioni di categoria, tra cui la FIPSAS FIPSAS, sottolineano da tempo la necessità di interventi più incisivi. I costi dei ripopolamenti ittici vengono frequentemente vanificati in tempi brevi, rendendo inefficaci gli sforzi di recupero.

Secondo queste realtà, l’attuale approccio basato sul solo equilibrio naturale non è più sufficiente in un contesto profondamente modificato dall’uomo. Per questo viene richiesto un piano di gestione più attivo, che includa anche forme di controllo numerico della specie.

Un appello alle istituzioni

La posizione delle associazioni è chiara: serve un intervento concreto da parte delle autorità locali e regionali. L’obiettivo è quello di ristabilire un equilibrio sostenibile tra specie predatrici e fauna ittica.

Secondo questa visione, un’azione di contenimento selettivo non rappresenterebbe una misura contro la natura, ma piuttosto un tentativo di protezione dell’ecosistema ormai alterato.

La presenza crescente del cormorano lungo il Tanaro rappresenta oggi una delle principali sfide ambientali per il Piemonte. Tra dati scientifici, preoccupazioni economiche e richieste del territorio, il tema resta aperto e centrale nel dibattito sulla gestione sostenibile delle risorse naturali.

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