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IL CASO

Settimo, il mistero del deposito bici: una serranda abbassata da oltre un anno

La struttura è ferma dal giugno 2025. Per i ciclisti della zona resta solo il "fai da te" tra pali e ringhiere.

Settimo Torinese, il deposito delle biciclette che aspetta le biciclette

Un deposito moderno, sicuro, posizionato strategicamente in piazza Schiapparelli, ma con un unico, grande difetto: è sbarrato. Per chi si muove su due ruote a Settimo, l'edificio che dovrebbe custodire le biciclette è diventato un enigma urbano. Un avviso affisso all'ingresso parla chiaro: “Chiuso dal 6 giugno 2025”.

Da quasi un anno, dunque, l'infrastruttura nata per incentivare l'uso della bici e proteggere i mezzi dai furti resta inutilizzata. Il risultato? Un paradosso visibile a occhio nudo: mentre il deposito resta "impeccabile" perché mai aperto, tutto intorno le biciclette dei pendolari e dei residenti affollano marciapiedi e arredi urbani.

Senza un luogo protetto dove lasciarli, i ciclisti settimesi si devono arrangiare. Catene e lucchetti stringono pali della luce, rastrelliere improvvisate e ringhiere. Un'immagine che stride con l'idea di una città progettata per la mobilità dolce. Un deposito chiuso non è solo un servizio mancato, ma un ostacolo per chi vorrebbe rinunciare all'auto: la sicurezza del parcheggio è infatti il primo requisito per chi investe in una buona bicicletta.

I cittadini chiedono ora risposte pratiche: non servono grandi visioni, ma un orario di apertura, tariffe chiare e un sistema di accesso che funzioni. Per rendere una città davvero "ciclabile", non basta disegnare le corsie sull'asfalto; serve che i nodi di scambio, come quello di piazza Schiapparelli, siano operativi e affidabili.

Finché quella saracinesca non si alzerà, il "laboratorio della sostenibilità" di Settimo resterà incompleto, lasciando i ciclisti della provincia ad agganciare il proprio futuro a un cartello stradale.

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