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LA STORIA

Edoardo per la prima volta ai seggi: "Il voto? E' il dono della Democrazia"

Ha 18 anni, le idee chiare "Non tutti forse hanno recepito si trattasse di giustizia e non di politica"

Edoardo per la prima volta ai seggi: "Il voto? E' il dono della Democrazia"

Pioggia sottile, sette gradi, ombrelli aperti. Sono le dieci del mattino nel quartiere Santa Giulia. I seggi sono aperti da tre ore e il via vai è continuo, ordinato. Tra chi entra c’è Edoardo Maria Chinea, 18 anni compiuti lo scorso luglio. Vestiti casual, puliti, stirati. In mano tiene la scheda, ancora immacolata. È il suo primo voto. È arrivato con i genitori, trasformando l’appuntamento elettorale in un momento condiviso. E' un giorno importante. La prima volta in cui compie il suo dovere cittadino. «Mi sono svegliato presto, volevo esserci», racconta. Frequenta il liceo linguistico, va in palestra, è appassionato di enogastronomia e intelligenza artificiale: «Mi piacerebbe unire queste passioni, trasformarle in un percorso lavorativo, magari aprire una start-up». Sul referendum ha scelto di non restare in superficie. «Ho ascoltato davvero diverse vedute per ampliare la mia, soprattutto chi sosteneva tesi ben lontane dal mio indirizzo di voto. Volevo essere informato sul serio, oltre la propaganda». Poi una riflessione più ampia: «Il messaggio che, spero sia passato come doveva, è quello di una riforma che riguarda chiunque, non solo alcuni. Ma temo che non tutti hanno recepito che si tratta di una riforma legata alla giustizia e non alla politica». Con i coetanei il confronto non è mancato: «Ne abbiamo parlato tra amici, diversi di loro andranno a votare. A scuola però no, niente dibattiti, niente contraddittorio. E forse si potevano fare». Davanti al seggio si ferma un attimo, prima di entrare. «Il voto è un dono della democrazia. Non tutti i Paesi sanno cosa sia. Votare è un dovere, certo, ma è anche un diritto. È la nostra possibilità di farci ascoltare». Poco dopo esce il padre, Stefano. «Votare, a prescindere da cosa si voti, è un dovere e un diritto ed è l’unico modo che abbiamo per dire la nostra». Una foto insieme. Attendono la mamma, che in quel momento sta compilando la sua scheda. E poi torneranno a casa. Una giornata che ricorderanno. Il primo voto, la prima volta, non si scorda mai.

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