l'editoriale
Cerca
Il caso
24 Marzo 2026 - 17:15
Nelle Marche si è consumato un grave caso di spreco sanitario: oltre 1.600 sacche di plasma sono state eliminate, equivalenti a circa sei quintali di materiale biologico. Un danno enorme non solo sul piano economico, ma soprattutto sul piano etico, perché coinvolge il gesto volontario di migliaia di donatori.
Alla base del problema c’è il funzionamento del sistema trasfusionale regionale, che prevede la centralizzazione della lavorazione del sangue in specifiche strutture chiamate officine trasfusionali. In teoria, il modello dovrebbe garantire efficienza; nella pratica, nelle Marche si è trasformato in un collo di bottiglia.
Negli ultimi anni, infatti, si è verificata una drastica riduzione del personale tecnico, spesso impiegato con contratti precari. Questo ha portato a una continua perdita di competenze e alla difficoltà di gestire i volumi di sangue raccolti. Il risultato è stato un progressivo accumulo di sacche non lavorate.
Il plasma sanguigno è estremamente delicato: per essere utilizzato deve essere separato e congelato entro 24 ore dal prelievo. Se questa tempistica non viene rispettata, perde le sue proprietà e diventa inutilizzabile.
È esattamente ciò che è accaduto: a causa della carenza di personale e dell’organizzazione inefficiente, molte sacche sono rimaste ferme troppo a lungo, superando i limiti di conservazione. Di conseguenza, sono state classificate come rifiuti sanitari.
Secondo documenti interni, la situazione era nota da tempo. I tecnici avevano segnalato più volte la saturazione delle strutture e l’impossibilità di lavorare tutto il materiale raccolto.
La soluzione proposta era semplice: ridurre temporaneamente le donazioni per smaltire l’arretrato. Tuttavia, le autorità regionali hanno scelto di non intervenire, continuando a mantenere elevato il ritmo delle raccolte.
Questa decisione ha portato a un paradosso: mentre i cittadini donavano sangue, una parte significativa veniva poi buttata via.
Il personale sanitario si è trovato a lavorare in condizioni di emergenza continua, con frigoriferi pieni e materiali in scadenza. Una situazione che aumenta il rischio di errori tecnici, con possibili conseguenze anche sulla sicurezza delle trasfusioni.
Lo spreco non è solo morale. Ogni sacca di sangue comporta costi elevati: raccolta, trasporto, analisi e conservazione. Buttare via tutto significa perdere centinaia di migliaia di euro di risorse pubbliche.
Inoltre, la mancata produzione di farmaci derivati dal plasma costringe la Regione ad acquistarli sul mercato internazionale, aumentando ulteriormente i costi e riducendo l’autosufficienza sanitaria.
L’aspetto più grave resta il rapporto con i donatori. Chi dona sangue compie un gesto di solidarietà e si aspetta che venga utilizzato per salvare vite.
In questo caso, invece, si è verificata una vera e propria rottura del patto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario. Migliaia di persone hanno contribuito con il proprio tempo e il proprio sangue, senza sapere che una parte di quel contributo sarebbe finita inutilmente tra i rifiuti.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Walter Altea
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..