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Il caso
26 Marzo 2026 - 20:35
La Procura della Repubblica di Napoli insieme ai carabinieri del NAS sta conducendo un’inchiesta sul recente focolaio di Epatite A che ha colpito la Campania e il basso Lazio tra febbraio e marzo 2026. Le indagini si concentrano sulla possibile vendita di frutti di mare contaminati, responsabili dell’aumento dei casi tra adulti e bambini, con ricoveri registrati al Santobono di Napoli e al Bambin Gesù di Roma.
Il fascicolo, aperto al momento contro ignoti, è coordinato dalla VI sezione con il pm Valentina Rametta e il procuratore aggiunto Antonio Ricci. L’ipotesi è di commercio e distribuzione di alimenti pericolosi per la salute. Secondo i carabinieri del NAS di Napoli, guidati dal comandante Alessandro Cisternino, si valuta la possibilità che cozze italiane siano state miscelate con partite importate già contaminate.
Nei giorni scorsi, i NAS insieme agli ispettori dell’ASL hanno eseguito controlli approfonditi in pescherie e ristoranti. I campioni raccolti sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM). Su 142 analisi iniziali, 7 campioni di cozze e ostriche provenienti da Bacoli, Nisida e Varcaturo sono risultati positivi. Gli allevamenti di mitili coinvolti sono stati temporaneamente chiusi. Tutti gli altri campioni di frutti di mare, verdure e frutti di bosco hanno dato esito negativo.
Le autorità sanitarie stanno rafforzando le campagne di prevenzione e le vaccinazioni gratuite, anche senza prenotazione, per personale medico e soggetti più vulnerabili. L’invito per la popolazione è di consumare cozze e molluschi solo ben cotti e di seguire le indicazioni dei sanitari locali.
L’inchiesta prosegue per chiarire l’origine del focolaio e identificare eventuali responsabili della distribuzione dei frutti di mare contaminati. I cittadini sono invitati a mantenere alta l’attenzione e rispettare le norme igienico-sanitarie, mentre le autorità continueranno a monitorare la situazione.
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