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Il caso
31 Marzo 2026 - 15:53
Non lo guarda mai. Tiene gli occhi bassi, la voce controllata, ma non sfugge. In aula, oggi 31 marzo, Madalina Hagiu mette in fila i fatti. “Gli ho detto che volevo interrompere la relazione e lui ha iniziato a seguirmi, anche con la macchina. Veniva sotto casa e suonava il campanello”. Poi una pausa breve: “Forse si era innamorato di me, anzi quasi sicuramente, ma io con lui sono sempre stata chiara”. Davanti ai giudici c’è Giovanni Zippo. Rischia l’ergastolo. Le accuse: disastro colposo, lesioni personali e omicidio volontario. Al centro, l’esplosione del 30 giugno 2025 in via Nizza, a Torino. Un incendio nato nella notte, dentro l’appartamento dove Hagiu viveva in affitto. Una deflagrazione che ha ucciso Jacopo Peretti, il vicino. A coordinare le indagini è la sostituta procuratrice Chiara Canepa. È lei a chiedere contesto, a spingere sul rapporto tra i due. Hagiu esita, poi ricostruisce. “Ci siamo conosciuti al bar mentre io avevo un altro fidanzato. Con quello che era il mio compagno io convivevo nella casa di via Nizza. All’inizio eravamo solo amici, poi il rapporto si è fatto più intimo”. Nessuna ambiguità sulla natura del legame: “Lui, a volte, veniva a casa mia. Io gli ho chiesto un aiuto economico, ma ho sempre restituito i soldi. Io e lui facevamo l'amore”. Cinque anni, dice. Una frequentazione regolare, circa una volta a settimana. Una storia clandestina, che per lei resta tale. Anche se il suo fidanzato a un certo punto aveva saputo. Era stata lei a dirgli che Zippo era il suo amante. A Ferragosto del 2024 Hagiu litiga col suo compagno. E va a dormire da Giovanni. Il girono dopo Zippo la riporta a casa sua. Ma torniamo al 2025, poco prima della tragedia. Per Hagiu, Zippo è una frequentazione. Non per lui. Qualche giorno prima dell’esplosione vanno insieme in discoteca. “Io ho ballato anche con un altro ragazzo e Giovanni era infastidito”. Come era infastidito quando ha scoperto che c'è un terzo umo in questa storia, un ragazzo di origine rumena, anche lui conosciuto al bar. Hagiu parla di un rapporto sessuale, a maggio, con questo terzo uomo. Della gelosia della guardia giurata verso l'ennesimo rivale. Poi la partenza: “Quando sono andata dal mio fidanzato all’isola d’Elba, lui mi ha accompagnata in stazione”. Un punto resta fermo nel racconto: Zippo non aveva le chiavi. “Sapeva, però, che ne tenevo un mazzo in una cassetta all’interno del palazzo. Deve averle prese da lì”. E il gas: “Io, prima di uscire, avevo chiuso il gas. Sono sicura di questo”. Nella notte del 30 giugno, mentre Hagiu è fuori città, qualcuno entra nell’alloggio. Secondo l’accusa, è l’imputato. Cosparge l’appartamento di benzina. L’incendio diventa esplosione. Le fiamme si allargano, colpiscono l’edificio, travolgono anche l’alloggio accanto. Jacopo Peretti muore lì. Hagiu apprende tutto a distanza. “Ho saputo cos’era successo dai vigili”. Poi un dettaglio: “Un vicino mi ha detto che aveva visto un uomo pelato uscire dalla casa”. Zippo è calvo. Anche dopo l’esplosione, dice, i contatti non si interrompono subito. “L’ho sentito”. L’avvocato difensore Basilio Foti prova a incidere su altri aspetti. “Zippo le ha dato anche soldi per il bingo?”. “È vero”, risponde lei. Nessuna esitazione. Il processo va avanti. La richiesta di rito abbreviato è stata respinta: la posta è troppo alta, l’ergastolo resta sul tavolo. Nelle prossime settimane sono attesi altri testimoni. L’esplosione ha lasciato segni oltre l’aula. Decine di famiglie colpite, circa quindici ancora sfollate. Alcune sono costituite parti civili, insieme ai feriti. Chiedono risarcimento, assistite - tra gli altri - dagli avvocati Alessandro Dimauro, Claudio Strada e Cesare Carnevale Schianca. C’è anche un’altra partita, parallela. Quella dell’assicurazione: l’amministratore del condominio coinvolto l’avrebbe pagata solo la mattina dopo la tragedia. Se confermato, per i residenti si profila una seconda perdita. Dopo le case, il risarcimento.
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