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Il caso

Morte di Bernardo Pace, il Pd entra in carcere: “Troppi dubbi, serve chiarezza”

Il collaboratore di giustizia trovato impiccato il 16 marzo. I dem: “Decesso dopo la scelta di parlare”

Morte di Bernardo Pace, il Pd entra in carcere: “Troppi dubbi, serve chiarezza”

Il caso di Bernardo Pace, 62 anni, trovato senza vita nel carcere Lorusso e Cutugno, torna al centro dell’attenzione politica. Domani, 1° aprile, una delegazione del Partito Democratico varcherà i cancelli dell’istituto penitenziario per cercare risposte. Secondo quanto emerso finora, Pace si sarebbe tolto la vita il 16 marzo scorso, impiccandosi nella cella singola al piano terra del padiglione E. Una ricostruzione che, però, non basta. Perché sullo sfondo resta un elemento tutt’altro che secondario: la decisione, presa poco prima, di collaborare con la magistratura nell’ambito dell’inchiesta Hydra, il processo milanese che indaga l’alleanza tra camorra, ’ndrangheta e Cosa nostra. Pace stava scontando una condanna a 14 anni e 4 mesi. Ma la sua scelta di parlare avrebbe potuto riaprire scenari delicati, toccare equilibri sotterranei, forse anche pericolosi. È proprio questo il punto su cui i dem vogliono accendere un faro. La delegazione sarà composta dai senatori Walter Verini, capogruppo Pd in Antimafia, Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, Andrea Giorgis, capogruppo in Affari Costituzionali ed ex sottosegretario alla Giustizia, e Davide Mattiello, responsabile Legalità Pd Piemonte. “Approfondire alcuni aspetti del caso”, spiegano, “su cui pesano interrogativi e dubbi”. Parole misurate, ma che lasciano intravedere una preoccupazione più ampia: quella di una verità ancora incompleta. Al termine della visita, la delegazione incontrerà la stampa davanti all’ingresso del carcere insieme ai vertici regionali e metropolitani del partito: il segretario Domenico Rossi, Marcello Mazzù e Nadia Conticelli.

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