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Cronaca

Garlasco, il nodo del tempo: perché il primo giudice assolse Alberto Stasi

Dalla disattivazione dell'allarme all'uso del PC: la ricostruzione dei 23 minuti che portò il giudice Vitelli a ritenere i tempi dell'omicidio incompatibili con l'imputato

Garlasco, il nodo del tempo: perché il primo giudice assolse Alberto Stasi

A diciannove anni dal delitto di Garlasco, la questione dell'orario della morte di Chiara Poggi torna al centro dell'attenzione giudiziaria. Mentre la condanna definitiva di Alberto Stasi si basa su un omicidio avvenuto tra le 9:12 e le 9:36 del 13 agosto 2007, le perizie medico-legali originali avevano inizialmente ipotizzato un orario più tardo, orientato verso la tarda mattinata. Attualmente, nuove indiscrezioni su una relazione secretata della dottoressa Cristina Cattaneo suggeriscono un possibile ulteriore spostamento di questo arco temporale, elemento che potrebbe rimettere in discussione le basi della condanna.

Il giudice Stefano Vitelli, che assolse Alberto Stasi nel primo processo, basò la sua decisione su un’analisi incrociata tra dati scientifici e logici. Egli osservò che, sebbene le diverse metodologie mediche fornissero risultati contrastanti — oscillando tra le 10:00 e le 12:30 a seconda dei parametri utilizzati come la temperatura rettale o i calcoli di Henssge e Moritz — gli elementi circostanziali indicavano una realtà diversa. Il giudice rilevò infatti che dopo le 9:12, momento della disattivazione dell'allarme, Chiara Poggi non aveva più dato segni di vita, non rispondendo al telefono e lasciando le persiane chiuse. Per questo motivo, Vitelli ritenne ragionevole collocare il decesso nel lasso di tempo immediatamente successivo allo spegnimento dell'antifurto.

Il pilastro del ragionamento che porterà all'assoluzione riguardava la ristrettezza dei tempi a disposizione dell'imputato. Incrociando i dati del computer di Stasi con l'orario del delitto, il giudice individuò un'unica finestra temporale utile di soli 23 minuti, compresa tra la disattivazione dell'allarme in casa Poggi e l'accensione del PC nell'abitazione di Stasi. Secondo il magistrato, questo intervallo era logicamente insufficiente per permettere a un aggressore di raggiungere la villetta, consumare un'aggressione che per i periti richiese diversi minuti, percorrere a ritroso i due chilometri di distanza in bicicletta e rientrare in casa per mettersi al lavoro al computer.

Nella sua analisi, Vitelli sottolineò come il tempo medio necessario per il solo tragitto in bicicletta, includendo le operazioni di parcheggio e rientro, fosse stimabile in circa dieci minuti. Sottraendo questo tempo e quello necessario per l'azione omicida dai 23 minuti totali, il margine residuo risultava quasi inesistente. Il giudice concluse dunque che l'intera sequenza di azioni necessaria per compiere l'omicidio fosse di problematica compatibilità con la realtà dei fatti, portando così alla decisione di assolvere l'imputato per l'impossibilità di collocare materialmente la sua presenza sulla scena del crimine in quel brevissimo lasso di tempo.

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