Cinquanta anni e nessuna voglia di sentirsi “di mezza età”. Che senso ha festeggiare un traguardo così tondo in un’industria che si reinventa ogni trimestre? Forse proprio questo: misurare il tempo non con l’orologio, ma con le idee. Apple celebra il suo primo mezzo secolo il primo aprile con uno slogan che dice molto, “50 anni di pensare differentemente”, e una storia che, più che una linea retta, assomiglia a una serie di onde: picchi, riflussi, nuove partenze.
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LE ORIGINI E LE ICONE: WOZNIAK, JOBS E WAYNE Mezzo secolo fa nasceva
Apple Computer: un’impresa battezzata dal prodigio dell’ingegneria
Steve Wozniak, dallo studente ribelle
Steve Jobs e da
Ronald Wayne, entrato nei libri come il “co‑fondatore dimenticato”. Da allora, la mela ha addentato e trasformato più mercati di quanti molti ricordino: i computer con il
Macintosh (1984), la musica con l’
iPod (2001) e il negozio online
iTunes (2003), la telefonia con l’
iPhone (2007), i tablet con l’
iPad (2010), gli orologi con l’
Apple Watch (2015) e gli auricolari con gli
AirPods (2016), ora capaci anche di traduzioni in tempo reale. Una timeline che non è solo prodotto, ma mutazione culturale.
LA CADUTA, IL RITORNO E IL DESIGN AL MOMA Non è stata una marcia trionfale ininterrotta. Negli anni ’90 Apple è scivolata sull’orlo della bancarotta e ha vissuto 11 anni senza Jobs, tornato nel 1997 per riscrivere il copione. Oggi alcuni suoi oggetti sono esposti al Museum of Modern Art (MoMA) di New York: segno che il design, grazie anche al contributo di
Jony Ive, ha fatto storia. Ive, l’anno scorso, è passato in Open
AI per creare insieme a Sam Altman un prodotto non ancora definito alimentato dall’intelligenza artificiale: una mossa che sottolinea come il confine fra hardware e
AI sia orm
ai un orizzonte mobile.
LA STRATEGIA DELLO STACK INTEGRATO “Mientras altre aziende si concentravano sul lancio di prodotti hardware,” osserva
Dan Ives, analista di Wedbush, “Apple ha spostato la propria attenzione sul controllo dell’intero stack tecnologico, inclusi chip, software, vendita al dettaglio e servizi” come
Apple Music,
Apple TV,
iCloud,
App Store e
Apple Pay. Questo, aggiunge, ha offerto “un solido profilo di crescita dei ricavi” e una posizione competitiva in ogni area, con “1,5 miliardi di
iPhone e 2,5 miliardi di dispositivi iOS a livello globale.” È l’arte di costruire un ecosistema: più che vendere singoli pezzi, suonare l’intera orchestra.
LE INCOGNITE DEL PRESENTE: AI, SERVIZI E CICLI PIÙ LENTI Per gli investitori, il cinquantesimo cade in un momento chiave. Cresce la competizione nell’
AI, aumenta la dipendenza dalla divisione Servizi — margini alti, ma anche aspettative alte — e il ciclo di upgrade dell’hardware rallenta. Che cosa significa per l’innovazione “di rottura”? Il mercato si interroga mentre l’attesa monta per un
iPhone pieghevole che potrebbe arrivare il prossimo settembre insieme
ai modelli 18, e per un possibile MacBook touchscreen. Segnali di una fase in cui la forma del dispositivo diventa, ancora una volta, messaggio.
LA WWDC DI GIUGNO, SIRI E L’ASSE CON GEMINI Il prossimo catalizzatore ha una data: la conferenza annuale degli sviluppatori di giugno. Dopo una WWDC senza fuochi d’artificio lo scorso anno, le attese ora puntano su un’assistente
Siri più personalizzata e dotata di funzioni
AI. Dal CEO
Tim Cook sono attese anche spiegazioni sull’integrazione di
Gemini (Google). Sarà la scintilla in grado di riallineare percezioni e ambizioni? La posta in gioco è alta: l’intelligenza artificiale non è un’aggiunta, ma il nuovo sistema operativo della concorrenza.
TIM COOK TRA ROTTA E SUCCESSIONE Tim Cook, oggi 65enne, guida la transizione con il suo stile misurato. Da direttore operativo divenne amministratore delegato nell’agosto del 2011 al posto di Jobs, morto di cancro pancreatico due mesi dopo, a 56 anni. Di recente ha smentito i rumor su un’uscita, durante “Good Morning America” su ABC. Ma il toto‑successore è già partito: in pole position circola il nome di
John Ternus, tra le figure più influenti del gruppo e attuale vicepresidente senior per l’ingegneria hardware. Chi raccoglierà il testimone dovrà tenere insieme disciplina operativa e immaginazione: l’ago della bussola e la voglia di andare oltre l’orizzonte.
L’OCCHIO DI WARREN BUFFETT Apple continua a piacere a
Warren Buffett. L’“Oracolo di Omaha” ha ribadito che la partecipazione nel gruppo di Cupertino è la più grande in
Berkshire Hathaway, la sua conglomerata. In un’intervista a CNBC, il famoso investitore 95enne ha ammesso di aver ridotto “troppo presto” la quota e ha segnalato che, se il prezzo scendesse a un certo livello, “potremmo comprare molti titoli ma non in questo mercato.” Su Cook, parole nette: “un manager fantastico che va d’accordo con tutti nel mondo,” una qualità che — ha ricordato — né lui né il suo partner Charlie Munger (scomparso a fine 2023) avrebbero avuto. È un voto di fiducia che, da solo, racconta un pezzo di narrativa finanziaria.
L’IDEA CHE RESTA Dalla stessa Apple arriva il filo rosso che tiene insieme queste stagioni: “abbiamo trascorso cinque decenni a ripensare a ciò che è possibile e a mettere strumenti potenti nelle mani delle persone.” L’idea che “il mondo viene fatto avanzare dalle persone che pensano in modo diverso” non è soltanto uno slogan: è una promessa da rinnovare, ogni volta, nell’oggetto successivo e nel servizio che ancora non c’è. Dopo mezzo secolo, la domanda è semplice e impegnativa: saprà ancora sorprendere? Se la storia è maestra, la risposta si trova dove Apple ha sempre guardato: un passo oltre il presente.