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Il caso
01 Aprile 2026 - 22:30
Il gruppo Meta ha individuato e bloccato una sofisticata operazione di cyber-spionaggio legata a una versione malevola di WhatsApp. Il software incriminato, progettato per sottrarre informazioni riservate, sarebbe riconducibile ad Asigint, un'azienda tecnologica italiana con sede a Cantù. L'operazione non ha sfruttato falle tecniche nei server di WhatsApp, ma ha puntato sull'inganno diretto degli utenti.
Per infettare i dispositivi, gli autori dell'attacco hanno utilizzato tecniche di ingegneria sociale, manipolando psicologicamente le vittime. Gli utenti venivano convinti a scaricare un'applicazione modificata, presentata come una versione speciale o un aggiornamento necessario attraverso un download in canali non ufficiali, aggirando i controlli di sicurezza dei classici store (come Google Play o App Store). Una volta installato, il "finto WhatsApp" manteneva l'estetica dell'originale ma permetteva agli attaccanti di monitorare lo smartphone e accedere ai dati sensibili.
L'azienda di Mark Zuckerberg ha rassicurato il pubblico confermando che l'infrastruttura di WhatsApp e la crittografia end-to-end sono rimaste integre. L'indagine interna ha però portato alla luce circa 200 vittime, situate prevalentemente in Italia. Meta ha già provveduto a disconnettere gli account compromessi, inviando notifiche di allerta ai diretti interessati e avviando un'azione legale con una diffida formale verso Asigint.
Asigint, che ufficialmente si occupa di interfacce uomo-macchina e sicurezza informatica, fa parte del gruppo SIO S.p.A. Questo nome è già noto alle cronache della cybersicurezza perché nel febbraio 2025, la società era stata collegata allo sviluppo di Spyrtacus, un malware avanzato capace di intercettare SMS, chat (Signal, Messenger), audio ambientale e immagini della fotocamera.
In passato, simili spyware si erano mascherati da app di operatori telefonici come TIM, Vodafone o Wind per ingannare gli utenti italiani.
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