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Omicidio Rogoredo

Omicidio a Rogoredo: spunta il presunto giro di droga dell’agente Cinturrino

Testimoni raccontano estorsioni quotidiane e controllo del bosco. Incidente probatorio rinviato al 10 aprile per nuove verifiche sulle dichiarazioni

Omicidio a Rogoredo: spunta il presunto giro di droga dell’agente Cinturrino

Emergono dettagli sempre più inquietanti nell’inchiesta sull’uccisione di Abderrahim Mansouri, il 28enne morto il 26 gennaio scorso nel quartiere Rogoredo, a Milano. Al centro delle indagini resta la posizione dell’agente Carmelo Cinturrino, accusato di aver sparato un colpo di pistola alla testa alla vittima.

A pesare sull’indagine sono le parole di uno dei testimoni ascoltati dagli investigatori, secondo cui il poliziotto avrebbe esercitato un controllo diretto sul giro di spaccio di droga nella zona del bosco. L’uomo ha riferito che l’agente sarebbe arrivato a pretendere fino a quattromila euro al giorno, tra denaro e sostanze stupefacenti.

Secondo quanto ricostruito, nell’area sarebbe stato lui a “determinare le regole”, imponendo condizioni ai pusher attivi nella zona. Un racconto che delinea uno scenario di presunto sfruttamento del traffico illecito.

Le testimonianze raccolte parlano anche di episodi precedenti all’omicidio. In particolare, circa un mese prima dei fatti, l’agente sarebbe entrato nel bosco insieme ad altri colleghi, esplodendo un colpo in aria durante un’incursione notturna.

Un altro episodio risalirebbe alla notte di Capodanno, quando la vittima avrebbe fatto sapere di essere disponibile a versare una sorta di “quota” quotidiana (tra denaro e cocaina) per poter continuare l’attività. Un accordo che, secondo i racconti, non sarebbe stato rispettato dall’agente, che avrebbe poi avanzato richieste più elevate.

A seguito di queste tensioni, i pusher avrebbero modificato le proprie abitudini, scegliendo di interrompere lo spaccio di giorno per diverse settimane e proseguire solo nelle ore notturne.

Intanto, sul fronte giudiziario, è stato rinviato al 10 aprile l’incidente probatorio durante il quale verranno nuovamente ascoltati sei testimoni chiave. La decisione è arrivata dopo che il giudice ha accolto alcune eccezioni sollevate dalla difesa dell’agente.

I legali hanno evidenziato la necessità di acquisire integralmente gli atti delle testimonianze raccolte e hanno richiesto una perizia psichiatrica sui testimoni. L’obiettivo è verificare eventuali condizioni, come una possibile intossicazione cronica da sostanze stupefacenti o altre problematiche, che potrebbero incidere sulla attendibilità delle dichiarazioni.

L’inchiesta resta, quindi, aperta e in evoluzione mentre si attendono nuovi sviluppi da uno dei casi più delicati degli ultimi mesi.

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