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L'economia reale
02 Aprile 2026 - 11:40
Il mondo guarda alle parole di Trump sull'addio alla Nato, che stanno già pesando sulle Borse, e al petrolio che, con il blocco di Hormuz, potrebbe spingersi fino a 150 dollari. Ma c'è un altro elemento, meno visibile, che rischia di mettere davvero in difficoltà il sistema industriale: l'alluminio.
Nel blocco di Hormuz, infatti, non sono coinvolti solo gli idrocarburi, ma anche i metalli industriali. E tra questi l'alluminio è uno dei più esposti. Il suo utilizzo è centrale nel settore automotive, dai motori alle scocche, e un eventuale rallentamento delle forniture potrebbe avere effetti diretti sulla produzione. Il riferimento, guardando al territorio, è inevitabile: gruppi come Stellantis e lo stabilimento di Mirafiori.
I primi segnali arrivano già dalla produzione. Secondo quanto riportato da MilanoFinanza, Qatalum in Qatar ha ridotto la produzione al 60%, mentre Alba in Bahrain ha tagliato la capacità del 20%. Numeri che indicano una tensione reale lungo la filiera.
Allo stesso tempo, però, il quadro resta complesso. Secondo l'ultimo Focus Commodity di Intesa Sanpaolo, firmato dall'economista Daniela Corsini, nei prossimi mesi il rallentamento della domanda globale potrebbe prevalere sui timori di scarsità dell'offerta, esercitando pressioni ribassiste su rame, nichel, zinco e piombo. Il rame, in particolare, resta il metallo con le prospettive più deboli nel breve periodo, anche per via degli elevati livelli di scorte.
È uno scenario ancora aperto, e molto dipenderà dal fattore tempo. Quanto durerà il blocco? Quali riserve hanno oggi le imprese italiane? E quale margine di intervento esiste a livello europeo per evitare un effetto a catena sulla produzione?
Sono queste le domande che iniziano a pesare, più del petrolio, sull'economia reale.
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