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IL FATTO
02 Aprile 2026 - 16:30
Nonostante gli sforzi dei veterinari, non ce l'ha fatta il lupo adulto recuperato in fin di vita nei boschi di Propata, nell'entroterra genovese. L'animale è deceduto durante un delicato intervento chirurgico presso il Centro di Recupero Animali Selvatici (CRAS) dell'ENPA, vittima dell'ennesimo caso di bracconaggio che riaccende il dibattito sulla tutela della specie in Italia.
Il lupo era stato individuato mentre si trascinava faticosamente; le radiografie hanno poi rivelato una realtà agghiacciante: numerose fratture provocate da pallini di piombo conficcati nelle zampe posteriori. L'animale, colpito mentre era in fuga, è rimasto per giorni senza cibo né acqua, con le ferite ormai in stato di necrosi. Il tentativo dei medici di stabilizzare le ossa con chiodi endomidollari è stato vano: il cuore del predatore, troppo debilitato, ha smesso di battere sotto anestesia.
Il caso ligure non è isolato e riflette una tendenza nazionale preoccupante. Secondo i dati del progetto Dead Wolf Tracker, le morti di lupi riconducibili direttamente all'azione umana (bracconaggio, avvelenamento e investimenti) sono in costante aumento: tra il 2019 e il 2023 sono stati 1.639 gli esemplari deceduti, con una media che nel solo 2025 ha visto il ritrovamento di almeno 271 carcasse.
La vicenda arriva in un momento politico delicatissimo, a seguito del recente declassamento dello status di protezione del lupo a livello europeo. Una decisione che aprirà la strada a possibili quote di abbattimento legale gestite dalle Regioni, ma che incontra la netta opposizione di gran parte della comunità scientifica. Gli esperti avvertono: disgregare i branchi con le uccisioni non riduce le predazioni negli allevamenti, ma rischia di spingere gli individui isolati verso prede più facili, peggiorando la convivenza con l'uomo. La soluzione, ribadiscono i tecnici, resta la prevenzione attraverso recinzioni elettrificate e cani da guardiania.
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