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Il caso
04 Aprile 2026 - 20:10
Il clima sui social network attorno al caso del delitto di Garlasco è ormai degenerato. Nelle ultime settimane si è assistito a un aumento incontrollato di insulti, accuse e perfino minacce gravi rivolte sia ad Andrea Sempio, attualmente indagato, sia alla famiglia di Chiara Poggi. Una situazione che ha spinto gli avvocati coinvolti a procedere con querele e denunce.
Gran parte degli attacchi si concentra su Marco Poggi, fratello della vittima. In numerosi commenti online viene messa in dubbio la sua presenza in Trentino il giorno dell’omicidio, il 13 agosto 2007. Alcuni utenti arrivano a sostenere teorie complottistiche, parlando di presunti fotomontaggi, menzogne familiari e coinvolgimenti mai dimostrati.
La situazione è ulteriormente peggiorata con la comparsa di minacce esplicite, tra cui messaggi in cui si afferma di avere contatti con presunti ambienti mafiosi pronti a sequestrare e torturare Sempio. Commenti di questo tipo, pubblicati con identità riconoscibili, sono già stati segnalati alle autorità competenti.
Non si tratta solo di insulti. Alcuni utenti monitorano e diffondono pubblicamente gli spostamenti e le attività lavorative di Sempio, indicando luoghi e date precise, alimentando un clima di sorveglianza ossessiva. Altri si improvvisano investigatori, proponendo ricostruzioni personali dei fatti prive di riscontri, contribuendo alla diffusione di disinformazione.
L’assurdità della situazione emerge anche da episodi limite: su un noto sito di compravendita è comparso un annuncio in cui si offrivano 20mila euro per ottenere una presunta prova legata al caso, nello specifico una scarpa collegata agli accertamenti dei RIS.
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