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Tasse e spedizioni
05 Aprile 2026 - 14:45
Il governo Meloni ha deciso di posticipare al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore della tassa di 2 euro sui pacchi di piccolo valore provenienti da Paesi extra-Unione europea, originariamente prevista dalla legge di bilancio 2026. La decisione, ufficialmente motivata come un rinvio tecnico per permettere all’Agenzia delle dogane di aggiornare i propri sistemi informatici, mette in luce problemi ben più profondi legati alla praticabilità della norma.
L’obiettivo della misura era contrastare l’afflusso di prodotti a basso costo provenienti dalla Cina e tutelare le aziende italiane dai giganti dell’e-commerce come Shein, Temu e AliExpress. Tuttavia, la tassa risultava facilmente aggirabile: i pacchi potevano transitare attraverso altri Paesi europei senza incorrere nel balzello, sfruttando la libera circolazione delle merci nell’Unione europea. Secondo il Codacons, molti operatori hanno scelto proprio questa via, vanificando l’impatto fiscale atteso.
Il gettito stimato di 122 milioni di euro per il 2026 non si è quindi concretizzato. Il governo aveva inizialmente cercato di anticipare la tassa europea, in arrivo il 1° luglio 2026, ma il risultato è stato sei mesi di confusione normativa, senza alcun incasso e con sistemi doganali impreparati. Rimane aperta la questione se, dal prossimo luglio, le due tasse si cumulino, portando il costo dei piccoli pacchi fino a 5 euro, con possibile impatto sui consumatori.
Nel frattempo, il mercato si è già adattato. AliExpress, ad esempio, ha stretto una partnership con Poste Italiane per garantire un servizio di consegna rapida e locale, sfruttando oltre 32.000 punti di ritiro e promettendo tempi di consegna tra 24 e 72 ore a seconda delle zone. La piattaforma sta inoltre aumentando la presenza di prodotti italiani nei propri magazzini locali, trasformando la percezione dei consumatori italiani.
Il decreto fiscale approvato venerdì scorso offre all’Agenzia delle dogane il tempo necessario per aggiornare i propri sistemi, ma resta incerta la convivenza tra tassa italiana ed europea. Questa vicenda mette in evidenza le difficoltà della legislazione italiana nel tenere il passo con mercati digitali dinamici e globalizzati, dove i colossi dell’e-commerce si muovono più velocemente della burocrazia.
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