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Il fatto
08 Aprile 2026 - 17:04
La fuga è finita su una strada provinciale, tra un controllo e un ultimo tentativo disperato. Elia Del Grande, 50 anni, è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri a Varano Borghi, nel Varesotto, dopo essere evaso il giorno di Pasqua dalla casa-lavoro di Alba, nel Cuneese, dove si trovava in regime di semilibertà. Era alla guida di una Fiat 500 rubata poco prima dal parcheggio del cimitero della frazione Lentate di Sesto Calende. Quando i militari della Compagnia di Gallarate lo hanno intercettato lungo la SP18, Del Grande ha provato a sottrarsi al controllo infilando l’auto nella strada d’accesso a un’abitazione privata. Una manovra che non è bastata. «Scenda dall’auto», gli ha intimato un carabiniere avvicinandosi al lato guida e tentando di sottrargli le chiavi. È in quel momento che il 50enne ha giocato l’ultima carta, accelerando in una manovra improvvisa. Ne è nata una breve colluttazione, durante la quale un militare è rimasto ferito lievemente. Poco dopo, la fuga si è chiusa. Bloccato e ammanettato, Del Grande è stato portato in carcere su disposizione della Procura di Varese. Dovrà rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, oltre alla violazione delle misure cui era sottoposto. Il suo nome resta legato a uno dei fatti di sangue più cruenti degli anni Novanta: la cosiddetta “strage dei fornai”. Nel gennaio 1998 uccise padre, madre e fratello, contrari alla sua relazione con una giovane donna di origine domenicana. Condannato all’ergastolo in primo grado, la pena era stata poi ridotta a 30 anni in appello. Dopo aver scontato oltre 26 anni di carcere, aveva ottenuto la semilibertà. Ma il percorso verso il reinserimento si era già incrinato: trasferito in una casa-lavoro dopo la violazione della sorveglianza, era già evaso una prima volta lo scorso ottobre da una struttura nel Modenese, venendo rintracciato un mese dopo a Cadrezzate, suo paese d’origine. L’ultima fuga, quella di Pasqua, arriva in un momento delicato. La misura di sicurezza nei suoi confronti era stata da poco prorogata per un altro anno, con il parere contrario della Procura generale del Piemonte alla sua revoca. Niente ritorno in libertà, almeno per ora. Una decisione che, secondo chi gli è vicino, avrebbe pesato. «Il magistrato ha detto che è socialmente pericoloso, ma non lo è», ha dichiarato la compagna Rossella Piras. «È un accanimento vero e proprio». La donna era già finita sotto indagine nei mesi scorsi per aver favorito la precedente fuga.
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