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Il reportage
19 Aprile 2026 - 17:18
Il silenzio, a Cossombrato, pesa più delle parole. In un paese di poco più di cinquecento abitanti, sulle colline del Monferrato astigiano, l’idea che tutto questo sia accaduto qui fatica ancora a prendere forma. «Non riusciamo a crederci, era un uomo buono e gentile con tutti», ripetono in pochi, affacciati sulla strada principale, ai piedi del castello. «Era una persona gentile, non possiamo pensare che abbia fatto una cosa così». E invece è proprio da quel castello che Astrit Koni, 59 anni, giardiniere, si è lanciato nel vuoto venerdì intorno alle 14, dopo aver ucciso l’ex moglie Drita Mecollari, 55 anni, e il suo nuovo compagno, Bardhok Gega, 57. Un gesto che l’uomo aveva lasciato intravedere in un biglietto: «Mi hai rovinato la vita in questi 15 anni, ma adesso è finita».

Il luogo dove sono stati trovati i corpi di Drita e del compagno
Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri e della procura di Asti, Koni avrebbe colpito le due vittime con una roncola, un attrezzo da lavoro. I corpi sono stati trovati intorno a mezzogiorno lungo una strada sterrata, a poche centinaia di metri dal castello, vicino alle arnie di cui la coppia si occupava. Un angolo di campagna che qui tutti conoscono, a brevissima distanza dalla casa e dal luogo di lavoro dell’uomo. Tutto si è consumato in uno spazio ristretto, quasi raccolto: pochi metri, gli stessi che ogni giorno si attraversano senza pensarci. E forse è anche per questo che la comunità fatica a metabolizzare.

«Non è possibile», è la frase che torna più spesso. Le indagini sono ancora in corso e serviranno gli accertamenti medico-legali per chiarire con precisione la dinamica e la sequenza degli eventi. L’autopsia sui corpi delle due vittime sarà determinante.
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