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Ponti di primavera e caro carburanti, la "stangata" da 1,4 miliardi di euro

Un pieno di diesel costa 23 euro in più rispetto al 2025. Incognita accise sul Primo maggio

Ponti di primavera e caro carburanti, la "stangata" da 1,4 miliardi di euro

Nonostante l'entusiasmo per i ponti del 25 aprile e del Primo maggio, i milioni di italiani che hanno deciso di mettersi in viaggio devono fare i conti con un portafoglio decisamente più leggero. Secondo le analisi del Codacons, chi si sposta in auto in questi giorni affronta una spesa complessiva per i rifornimenti superiore di 1,4 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La differenza più marcata riguarda i possessori di auto a diesel. A causa delle tensioni internazionali tra USA e Iran e del riordino delle accise scattato a gennaio, il prezzo del gasolio è aumentato del 29,2% rispetto al 2025. In termini pratici, oggi un pieno di diesel costa 23,3 euro in più rispetto a un anno fa.

Situazione più contenuta, ma comunque in rialzo, per la benzina, che registra un rincaro di circa il 2%. Per un pieno di "verde", la spesa extra è di circa 1,8 euro rispetto alla primavera scorsa. Complessivamente, considerando una media di 1,5 pieni a vettura per i 95 milioni di spostamenti previsti, l'aggravio medio per le famiglie italiane è pesantissimo.

Sui viaggi di ritorno e sulle partenze del prossimo weekend pende però una minaccia ancora più seria. Il 1° maggio 2026 scade infatti la proroga al taglio delle accise (24,4 centesimi). Senza un nuovo intervento del Governo, i prezzi alla pompa potrebbero schizzare immediatamente: il Codacons ipotizza punte di 2,3 euro al litro per il gasolio e 1,98 euro per la benzina proprio nel cuore delle festività.

Nonostante i costi, la voglia di viaggiare non si ferma, ma si rimodula. Secondo l'indagine di Federalberghi, saranno 7,4 milioni gli italiani in movimento per il ponte del Primo maggio, con un giro d'affari di 3,8 miliardi di euro.

A causa di un calendario meno favorevole rispetto al 2025 (quando il 1° maggio cadeva di giovedì consentendo ponti più lunghi), la durata media dei soggiorni si è contratta a 3 giorni. Il 92% dei viaggiatori resterà in Italia, premiando il mare (scelto da quasi il 40%), le città d'arte e la montagna. La sistemazione preferita resta la casa di parenti e amici (30,8%), seguita da alberghi e residence.

"Il turismo italiano dimostra di tenere e di sapersi adattare", ha commentato Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Gli italiani, pur di non rinunciare alla vacanza, hanno scelto destinazioni più vicine e soggiorni più brevi, confermando il settore come pilastro centrale dell'economia nazionale nonostante le difficoltà legate ai costi energetici.

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