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Vongole in crisi nell’Alto Adriatico: fatturato crollato e famiglie in difficoltà

Il settore della pesca ai molluschi è fermo da oltre 15 mesi: tra inquinamento, cambiamento climatico e specie invasive

Vongole in crisi nell’Alto Adriatico: fatturato crollato e famiglie in difficoltà

La pesca ai molluschi nell’Alto Adriatico sta vivendo una crisi profonda che mette a rischio un intero comparto produttivo. Il settore, un tempo centrale per l’economia costiera, registra oggi un crollo del fatturato: dai circa 120 milioni di euro di pochi anni fa si è scesi a poco più di 13 milioni. Parallelamente, risultano oltre 700 le partite Iva cessate e più di 500 famiglie versano in una situazione di grave difficoltà economica.

Produzione bloccata e imprese inattive

Secondo quanto comunicato dalle cooperative di pescatori all’Associazione generale cooperative italiane (Agci) Veneto, le imprese del settore sono inermi da oltre 15 mesi e non dispongono di prospettive concrete di ripresa nel 2026. Le recenti semina di vongole effettuate per rilanciare la produzione non avrebbero prodotto risultati: i campionamenti non avrebbero rilevato presenza di molluschi nei fondali.

Questo quadro, come segnalato dalle cooperative, farebbe emergere il sospetto di inquinamento ambientale non adeguatamente monitorato, con possibile presenza di pesticidi e metalli pesanti, mentre i controlli ufficiali resterebbero concentrati quasi esclusivamente sulla carica batterica stagionale.

Granchio blu e specie aliene: solo una parte del problema

Il responsabile di Agci Veneto, Gianni Stival, ha chiarito che il granchio blu, pur avendo avuto un ruolo nel collasso della produzione, rappresenterebbe solo una quota limitata della crisi complessiva. Alla pressione esercitata da questa specie si sarebbe infatti aggiunta la noce di mare, altra specie aliena predatrice dei molluschi.

Le cause principali, secondo Stival, sarebbero da ricondurre a inquinamento diffuso e cambiamento climatico, fattori che stanno alterando in modo strutturale l’ecosistema marino dell’Adriatico settentrionale.

Temperature record e alluvioni

Il cambiamento climatico avrebbe inciso su più fronti. Da un lato, l’aumento delle temperature del mare, che nell’ultima estate avrebbero raggiunto valori prossimi ai 30 gradi in superficie e ai 28 gradi in profondità, avrebbe compromesso la sopravvivenza dei molluschi. Dall’altro, le alluvioni avrebbero riversato in mare enormi quantità di fango e detriti, aggravando ulteriormente le condizioni dei fondali.

Fondali soffocati dai fanghi

Uno degli aspetti più critici riguarda la presenza diffusa di fanghi sui fondali marini. Questi sedimenti avrebbero progressivamente ricoperto la sabbia, che rappresenta l’habitat naturale delle vongole. Di conseguenza, aree storicamente produttive risultano oggi quasi completamente improduttive.

Le cooperative segnalano inoltre un forte vincolo normativo: le licenze per draghe idrauliche non consentono la riconversione verso altre tipologie di pesca, costringendo molte imprese al fermo totale delle imbarcazioni.

Una crisi con radici lontane

Secondo gli operatori del settore, l’attuale emergenza affonderebbe le proprie radici anche in eventi passati, come la tempesta Vaia del 2018. Oltre ai danni alle foreste, quel disastro avrebbe provocato effetti indiretti anche sul mare Adriatico, attraverso il trasporto a valle di detriti e sedimenti, i cui impatti sarebbero ancora oggi visibili.

Le richieste di intervento

La situazione è stata recentemente discussa in un incontro tra il mondo cooperativo e i funzionari della Regione Veneto, con l’obiettivo di individuare prime contromisure. Sono previsti ulteriori confronti con la cooperazione nazionale e con il ministero dell’Agricoltura.

È stato riferito che il Masaf avrebbe stanziato tra i 3 e i 3,5 milioni di euro per attività di monitoraggio ambientale, ma secondo le cooperative si tratterebbe di risorse insufficienti. Le stime indicano la necessità di almeno 70–80 milioni di euro per finanziare il ritiro delle imbarcazioni, sostenere la riconversione del settore e tutelare circa 500 famiglie rimaste senza reddito.

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