l'editoriale
Cerca
15 Gennaio 2026 - 19:25
La pesca ai molluschi nell’Alto Adriatico sta vivendo una crisi profonda che mette a rischio un intero comparto produttivo. Il settore, un tempo centrale per l’economia costiera, registra oggi un crollo del fatturato: dai circa 120 milioni di euro di pochi anni fa si è scesi a poco più di 13 milioni. Parallelamente, risultano oltre 700 le partite Iva cessate e più di 500 famiglie versano in una situazione di grave difficoltà economica.
Secondo quanto comunicato dalle cooperative di pescatori all’Associazione generale cooperative italiane (Agci) Veneto, le imprese del settore sono inermi da oltre 15 mesi e non dispongono di prospettive concrete di ripresa nel 2026. Le recenti semina di vongole effettuate per rilanciare la produzione non avrebbero prodotto risultati: i campionamenti non avrebbero rilevato presenza di molluschi nei fondali.
Questo quadro, come segnalato dalle cooperative, farebbe emergere il sospetto di inquinamento ambientale non adeguatamente monitorato, con possibile presenza di pesticidi e metalli pesanti, mentre i controlli ufficiali resterebbero concentrati quasi esclusivamente sulla carica batterica stagionale.
Il responsabile di Agci Veneto, Gianni Stival, ha chiarito che il granchio blu, pur avendo avuto un ruolo nel collasso della produzione, rappresenterebbe solo una quota limitata della crisi complessiva. Alla pressione esercitata da questa specie si sarebbe infatti aggiunta la noce di mare, altra specie aliena predatrice dei molluschi.
Le cause principali, secondo Stival, sarebbero da ricondurre a inquinamento diffuso e cambiamento climatico, fattori che stanno alterando in modo strutturale l’ecosistema marino dell’Adriatico settentrionale.
Il cambiamento climatico avrebbe inciso su più fronti. Da un lato, l’aumento delle temperature del mare, che nell’ultima estate avrebbero raggiunto valori prossimi ai 30 gradi in superficie e ai 28 gradi in profondità, avrebbe compromesso la sopravvivenza dei molluschi. Dall’altro, le alluvioni avrebbero riversato in mare enormi quantità di fango e detriti, aggravando ulteriormente le condizioni dei fondali.
Uno degli aspetti più critici riguarda la presenza diffusa di fanghi sui fondali marini. Questi sedimenti avrebbero progressivamente ricoperto la sabbia, che rappresenta l’habitat naturale delle vongole. Di conseguenza, aree storicamente produttive risultano oggi quasi completamente improduttive.
Le cooperative segnalano inoltre un forte vincolo normativo: le licenze per draghe idrauliche non consentono la riconversione verso altre tipologie di pesca, costringendo molte imprese al fermo totale delle imbarcazioni.
Secondo gli operatori del settore, l’attuale emergenza affonderebbe le proprie radici anche in eventi passati, come la tempesta Vaia del 2018. Oltre ai danni alle foreste, quel disastro avrebbe provocato effetti indiretti anche sul mare Adriatico, attraverso il trasporto a valle di detriti e sedimenti, i cui impatti sarebbero ancora oggi visibili.
La situazione è stata recentemente discussa in un incontro tra il mondo cooperativo e i funzionari della Regione Veneto, con l’obiettivo di individuare prime contromisure. Sono previsti ulteriori confronti con la cooperazione nazionale e con il ministero dell’Agricoltura.
È stato riferito che il Masaf avrebbe stanziato tra i 3 e i 3,5 milioni di euro per attività di monitoraggio ambientale, ma secondo le cooperative si tratterebbe di risorse insufficienti. Le stime indicano la necessità di almeno 70–80 milioni di euro per finanziare il ritiro delle imbarcazioni, sostenere la riconversione del settore e tutelare circa 500 famiglie rimaste senza reddito.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Massimo Massano
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..