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Prodigio del piano a 7 anni

Tra pianeti e tastiera

Un talento coltivato ogni giorno, tra studio, passione e musica che diventa linguaggio

Tra pianeti e tastiera

Si chiama Vincenzo Sanchez Pacifico, ha sette anni e frequenta la seconda elementare alla Carlo Levi, in Barriera di Milano, la scuola vicino a casa. Ogni giorno Vincenzo studia pianoforte, non come semplice attività pomeridiana ma come parte naturale della sua quotidianità.

A raccontare il suo percorso è il padre, Adolfo, che lo accompagna fin dai primi passi iniziati prestissimo: aveva appena tre anni quando ha frequentato la prima accademia musicale, passando a quattro alle Gallerie dei Suoni. Il primo contatto con la musica era stato quasi un gioco, su un pianoforte giocattolo ricevuto in regalo. Eppure già allora emergevano attenzione e memoria sonora non comuni: non si limitava a premere i tasti, cercava sequenze, riconosceva melodie, provava a ripeterle.

Da circa un anno è seguito privatamente dal maestro e compositore di fama internazionale Nicola Parisi, con un percorso più mirato rispetto ai saggi collettivi affrontati nei primi anni. Lo studio oggi è quotidiano e costante, ma resta inserito nella normalità di un bambino della sua età. La mattina la scuola, nel pomeriggio anche il nuoto, tutti i giorni il pianoforte. Non una costrizione, piuttosto un momento atteso.

Rimane anche un appuntamento fisso: ogni mercoledì, dopo le 18, Vincenzo si sposta con il papà alla stazione di Porta Nuova dove si trova il pianoforte pubblico e lì suona, spesso fermandosi a lungo sulla tastiera. Il repertorio non è quello tipico dei primi anni di studio. Vincenzo è affascinato dalla musica legata allo spazio, ai pianeti e alla scienza; tra i brani preferiti c’è Interstellar, ad esempio, scelta impegnativa per un bambino così piccolo.

La musica, per lui, non è solo esecuzione: da qualche tempo ha iniziato spontaneamente a costruire piccole composizioni proprie, provando a trasformare in suono ciò che immagina. Un percorso ancora all’inizio ma già definito, che fa pensare a una predisposizione naturale più che a un semplice interesse. Più che esercizio, sembra un linguaggio: qualcosa che gli appartiene fin dall’infanzia e che cresce insieme a lui. Un talento da tenere d’occhio e una luce che brilla in un quartiere complicato.

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