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Quando Casale Monferrato era una vera capitale europea

Casale

C’è un’altra capitale del Piemonte, che però pochi associano al suo importante ruolo storico. È Casale Monferrato, oggi cittadina della provincia di Alessandria ormai marchiata con le tristi vicende dell’Eternit, che tuttavia fu una vera capitale dal respiro europeo: qui, infatti, dal 1434 al 1533 fu posta la capitale del ricco marchesato del Monferrato, che all’epoca era ben più importante e florido del periferico e montano ducato di Savoia.

Per tutto il Trecento e per buona parte del Quattrocento, infatti, il Monferrato fu il vero protagonista della storia del Piemonte: i suoi marchesi, appartenenti alla bizantina dinastia dei Paleologi di Bisanzio, arrivarono a controllare anche Genova e carezzarono il sogno impossibile di diventare duchi di Milano. Nei secoli precedenti, i Monferrato avevano cinto la corona di re di Gerusalemme e avevano fondato un effimero regno latino a Tessalonica, il Grecia.

E tutto partì da quei quattro castelli arroccati sulle colline del Monferrato, a due passi da Casale; non avendo ancora una città capitale degna di questo nome, i marchesi decisero di abbellire e rendere Casale una vera città d’arte, degna del Rinascimento italiano. E infatti attirarono artisti e letterati, facendo di questa cittadina a due passi dalla Lombardia un vivo centro di pensiero e di cultura. All’epoca, Torino era ancora un borgo semi-dimenticato, ravvivato unicamente dall’università voluta dagli Acaia.

Casale non era una città universitaria, ma si candidava a essere una delle capitali del Rinascimento italiano. Era protetta dalla sua fortezza trecentesca, divenuta anche dimora della corte. E poi? Poi avvenne che la dinastia dei Paleologi si estinse e che, per via matrimoniale, il marchesato passò ai Gonzaga di Mantova, che così si trovarono a governare due territori tra loro discontinui.

La fortuna del Monferrato cessò, e l’area di Casale iniziò un lento declino: il castello smise di essere una dimora nobiliare e tornò a essere una imprendibile fortezza, tra l’altro sede di numerosi assedi (tra cui uno, famoso, nella guerra di successione ai ducati di Mantova e del Monferrato, narrato anche dal Manzoni) che devastarono la città. Casale passò nel 1713 sotto i Savoia. Due dinastie si avvicendarono, dunque, nell’arco di due secoli. Come spesso avviene in questi casi, esse cercarono di sostituirsi alla storia passata, di fatto ovattando la gloria del vecchio marchesato, volutamente dimenticato.

Non dimentichiamo che i Savoia erano inizialmente percepiti dai monferrini non come conterranei piemontesi, ma come stranieri. Dopo i saccheggi e i “passaggi di proprietà”, possiamo comprendere perché Casale non fu mai percepita come una città d’arte e di storia dai piemontesi; e ciò nonostante alcune sue straordinarie architetture civili e religiose (merita un cenno, a tal proposito, la sinagoga cittadina). Recentemente, una parte dello straordinario patrimonio del Casalese è entrata nell’Unesco: sono i sacri Monti e gli Infernòt del Monferrato.

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