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Il Borghese
01 Aprile 2026 - 05:50
Lo chiamano «eroina dei poveri» oppure «droga degli zombie», metafora mutuata dagli Stati Uniti e dal Canada. E ora questa piaga è in Italia, è anche a Torino. Si chiama fentanyl.
Come gli zombie dei film si aggirano malfermi in cerca di vivi da azzannare, o cervelli da mangiare - secondo alcune tradizioni horror -, così i tossici del fentanyl si riducono a ciondolare, a vagabondare anche solo metaforicamente a cercare la nuova dose. Si tratta di un oppiaceo sintetico, un antidolorifico usato in oncologia, ma decine di volte più potente della morfina. E resiste al Narcan: il medicinale anti-overdose non è sufficiente, alle volte, contro il fentanyl.
In una città che fa i conti con il ritorno delle droghe ad ampio consumo - dall’eroina oggi molto più economica di un tempo, nei famigerati anni ‘80, al crack di cui vediamo il dilagare al Parco Sempione -, il fentanyl è la nuova bomba a orologeria. Per due euro, è possibile avere una manciata di pillole dagli effetti devastanti. Ci sono casi di furti negli ospedali, mentre anni era esplosa una “ricettopoli” in Calabria, con medici compiacenti a prescrivere centinaia di dosi dell’antidolorifico.
Ed entra anche in carcere, il fentanyl. In quella polveriera dove è già difficile fermare il consumo degli stupefacenti “normali”, finendo con l’alimentare ancor di più le tensioni, le guerre interne, le continue piccole rivolte che solo per l’intervento degli agenti non diventano qualcosa di peggio.
Questa «eroina dei poveri» attraversa poi l’intero tessuto sociale: ci sono gli zombie, mezzi vagabondi e mezzi disperati, che occupano le strade e i giardinetti; ma anche gli “insospettabili”, persino dietro le facciate rispettabili della Crocetta o le giacche e le cravatte. Proprio come una epidemia zombie, un incubo a basso costo contro cui non valgono le ricette classiche. Sarà per questo che, oltre alle forze dell’ordine, ormai nei “boschi della droga” è diventato necessario schierare i parà.
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