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Il Borghese

Torino, la privacy protegge il truffatore. E gli anziani?

Volto oscurato nel video diffuso dalla Questura e nessuna informazione: il corto circuito tra diritto e realtà

Torino, truffa gli anziani ma "ha diritto alla privacy"

Agiva sempre allo stesso modo. Si presentava come maresciallo, prendeva di mira anziani, costruiva fiducia e poi colpiva. Un metodo «sistematico e spregiudicato», come lo definisce la Questura di Torino nella nota che annuncia il suo arresto.

Il problema è che non ci dicono chi sia. Non il nome, non l’età. Nemmeno il volto. Nel video diffuso - disponibile anche sul nostro sito - è tutto oscurato. Viso, dettagli, persino le scritte sulla felpa.

Perché la legge lo prevede. Vale la presunzione di innocenza, anche se l’uomo era già stato arrestato in flagranza mentre commetteva lo stesso reato. Situazioni come questa non sono un’eccezione. Sono diventate la norma.

Chi fa cronaca lo sa: oggi è sempre più difficile riportare nomi, immagini, persino citazioni testuali di atti giudiziari. Si può riassumere, si può raccontare, ma il margine si restringe. E quando si viene accusati di diffamazione, non sempre è possibile nemmeno dimostrare che si stava riportando un documento ufficiale. Non è solo un problema per i giornalisti. È un problema per i cittadini.

Un truffatore seriale - quello che un tempo si chiamava “delinquente abituale” - ha più diritto alla privacy di chi rischia di diventare la sua prossima vittima?

È una domanda scomoda. Ma è inevitabile.

Perché qui non si parla di un episodio isolato. Si parla di reati ripetuti, mirati, costruiti su categorie fragili: gli anziani. Persone che spesso vivono sole, che hanno meno strumenti per difendersi, e che proprio per questo diventano bersagli.

Se quel soggetto dovesse tornare presto in libertà - perché questo può accadere - chi sarebbe in grado di riconoscerlo? Chi potrebbe difendersi? Chi potrebbe semplicemente stare più attento?

La risposta, oggi, è semplice: nessuno.

La presunzione di innocenza è un principio fondamentale. Ma il punto è come viene applicato. Perché quando la tutela del singolo finisce per comprimere completamente il diritto all’informazione e alla prevenzione, il sistema entra in tensione. E questa tensione oggi è evidente.

La legge protegge - giustamente - anche chi è accusato. Ma chi protegge chi potrebbe essere una vittima domani?

E voi che ne pensate? Rispondeteci nei commenti qui sotto, via mail oppure sui nostri canali social

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