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I 105 anni di Bertone&Bertino: «Siamo la storia di Porta Pila»

BertoneeBertino

Il vecchio bancone in legno scuro, le bilance analogiche, gli scaffali che arrivano fino al soffitto ricolmi di nastri e carta da regalo: ogni dettaglio, nel negozio di cartoleria della signora Aida, racconta una storia lunga oltre un secolo. Aperto nel 1903, nel cuore di Porta Palazzo, Bertone&Bertino è considerato un vero e proprio “paradiso della carta”, dove trovare tutto ciò che si cerca e anche di più.

Per anni, dalla finestra del suo negozio, la signora Aida ha visto cambiare e trasformarsi sotto i suoi occhi il mercato più grande d’Europa, quello di Porta Palazzo. «Negli anni ’70 - racconta - questa zona era una meraviglia e le persone arrivavano anche dall’esterno per fare acquisti. Poi, negli anni ’90, è iniziato il declino e abbiamo anche rischiato di chiudere». Una ferita profonda, quella vissuta alla fine del secolo scorso dalla Bertone&Bertino che, grazie a clienti affezionati, è riuscita comunque a superare i momenti più bui. «Per non perdere la clientela e incentivarla a venire qui, ho fatto mettere dei parcheggi nell’interno cortile del palazzo» racconta Aida, che crede ancora nelle potenzialità di un quartiere che è stato la sua casa per anni.

Inutile negare che, tra la crisi economica generale e lo stato di degrado crescente di cui la zona è stata vittima per anni, tanti negozi che si affacciavano su piazza della Repubblica sono stati costretti ad abbassare le serrante. A resistere, tra le attività storiche, sono ormai solo la Bertone&Bertino e la drogheria Rinaldi. Le speranze, oggi, sono riposte nel progetto di riqualificazione del Comune di Torino, che prevede un ostello nell’ex caserma dei vigili del fuoco e un nuovo Palafuskas. «Io ho ancora speranza - spiega Aida -. La città è bellissima e i turisti si innamorano sempre di Torino». Così, nel ricordo di quando la Bertone&Bertino vendeva quasi esclusivamente carta ai pescivendoli del mercato, che la usavano per avvolgere il pescato del giorno, ci si prepara a vivere e a osservare una nuova trasformazione, sempre da dietro lo storico bancone.

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