Per la prima volta in Piemonte il nuovissimo test Hiv salivare rapido non invasivo si esegue all'ospedale Amedeo di Savoia. In questo modo, il polo di riferimento regionale per la diagnosi e la cura delle malattie infettive aumenta la possibilità di diagnosi precoce dell'infezione da Hiv, responsabile dell'Aids, e apre allo stesso tempo anche il sabato l'ambulatorio dedicato ai test, con relativo counselling e consegna dei referti in poche ore. Obiettivo? Incrementare l'accesso alla diagnosi precoce.
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In Italia, infatti, circa un terzo delle persone con infezione da Hiv ignorano di essere sieropositive e in Piemonte le diagnosi tardive sono il 38% del totale. L'ambulatorio è aperto tutti i sabati dalle 8 alle 13 (8-11 prelievi, 11-13 referto), è ad accesso diretto, senza impegnativa medica, gratuito e con garanzia di anonimato. Il suo personale offre attività di ascolto e sostegno psicologico pre e post test e la persona potrà scegliere tra il test tradizionale con prelievo di sangue o il test rapido salivare, entrambi con esito tempestivo, da pochi minuti a poche ore.
«Il test salivare, innovativo e piccolo capolavoro di bioingegneria miniaturizzata, è in grado di catturare gli anticorpi presenti nella saliva attraverso un abbassalingua che viene appoggiato sulle gengive. In soli venti minuti fornisce il risultato, con elevati livelli di sensibilità» spiega Valeria Ghisetti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Amedeo di Savoia. «I risultati reattivi al test rapido salivare vengono ricontrollati nella stessa giornata con il test di riferimento su sangue, secondo la metodica standard, e in poche ore siamo in grado di fornire il risultato definitivo».
«Poiché questo test rapido ricerca la presenza degli anticorpi e non del virus – continua Giancarlo Orofino, infettivologo della Divisione A Malattie Infettive dell'Amedeo di Savoia e vicepresidente di Arcobaleno Aids - va limitato alle persone esposte a un evento a rischio antecedente di almeno 3 mesi, mentre il prelievo ematico può essere effettuato già entro 30 giorni dall'ipotetico contagio». Il test deve essere ripetuto dopo il periodo "finestra" di 3-6 mesi. «Se il risultato è positivo significa che si hanno gli anticorpi anti-Hiv - conclude il dottor Orofino -: la persona sieropositiva ha l'infezione e può trasmetterla ad altre. Arrivare tardi a una prima diagnosi significa non poter accedere tempestivamente alla terapia antiretrovirale con conseguente minore probabilità di sopravvivenza e minore responsabilizzazione nell'attuare le misure per evitare la trasmissione dell'infezione». L'anno scorso all'Amedeo di Savoia sono stati eseguiti 17mila test Hiv e seguite circa 3mila persone affette da Hiv, pari ad oltre un terzo del totale stimato dei pazienti piemontesi (7.500 persone).
Liliana Carbone
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