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Leinì vieta la vendita di animali vivi nei mercati: approvato all'unanimità il nuovo regolamento sul benessere animale

La coalizione «Non in vendita» chiede ora a Torino di seguire l'esempio. Già oltre venti comuni italiani hanno adottato misure simili

Leinì vieta la vendita di animali vivi nei mercati: approvato all'unanimità il nuovo regolamento sul benessere animale

Il Consiglio comunale di Leinì ha approvato all'unanimità il nuovo Regolamento per il benessere animale, introducendo il divieto di vendita e detenzione di animali vivi nei mercati settimanali. Una misura promossa anche dalla coalizione «Non in vendita / Not For Sale», impegnata a contrastare l'acquisto impulsivo di animali e a favorire modelli di adozione più consapevoli.

Il regolamento va però ben oltre il solo divieto nei mercati. Definisce un quadro organico per la tutela degli animali a livello comunale: riconosce i proprietari come responsabili diretti del benessere fisico ed etologico degli animali, vieta esplicitamente maltrattamenti, abbandono e qualsiasi pratica che possa provocare sofferenza, e disciplina detenzione responsabile, commercio, condizioni di vita, trasporto e impiego negli spettacoli. Previste anche misure di educazione civica, collaborazione con enti veterinari e associazioni, e un sistema di sanzioni economiche per chi viola le norme.

Il testo è stato perfezionato con due emendamenti: il primo chiarisce che l'elenco delle specie considerate animali da compagnia è esemplificativo e non esaustivo; il secondo introduce un'eccezione per eventi patrocinati dal Comune, purché nel pieno rispetto della normativa sul benessere animale.

Le ragioni del divieto nei mercati sono di tre ordini. Sul fronte del benessere animale, gli animali esposti in gabbie sovraffollate subiscono stress continuo da trasporti, manipolazioni e condizioni inadeguate. Sul fronte sanitario, i mercati rappresentano potenziali luoghi di diffusione di zoonosi e, per la vicinanza con banchi alimentari, aumentano il rischio di contaminazioni batteriche. Sul fronte della responsabilità, l'acquisto d'impulso può portare a detenzione inadeguata o abbandono.

Leinì si unisce così a una rete di oltre venti comuni italiani — tra cui Milano, Roma, Monza, Bari e Lecce — che hanno già adottato misure analoghe. La coalizione «Non in vendita» lancia ora un appello a Torino: «Confidiamo che non resti indietro rispetto ad altre grandi città italiane. La sensibilità sociale evolve e gli standard devono adattarsi».

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