l'editoriale
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07 Gennaio 2022 - 07:57
George è più che stizzito mentre si mette in coda davanti al centro vaccinale dell’Asl in via Schio, l’unico che a Torino garantisce l’accesso diretto alle categorie per cui è già in vigore l’obbligo vaccinale. A renderlo nervoso, però, non è tanto l’attesa. In coda ci sono decine di persone, molti ci provano lo stesso pur di anticipare l’appuntamento o la chiamata. «Sono andato avanti per mesi facendo il tampone e sono stato sempre bene, sicuro di non essere malato» racconta, svelando di non aver mai chiesto il vaccino. «Prima o poi per lavorare sarò obbligato» aggiunge, sebbene non abbia superato cinquant’anni d’età. «Tanto vale fare il vaccino ma mi domando: quanti si fanno i tamponi per essere sicuri di non avere preso il Covid?». Come lui, ogni giorno, tra 200 e 250 persone, trovandosi senza alternativa, provano a chiedere un appuntamento o tentano di farsi inoculare senza prenotazione in via Schio. «Man mano che il Governo ha esteso l’obbligo vaccinale sono sempre di più e, ieri, solo per il fatto che fosse un giorno festivo e avessimo un orario ridotto a metà giornata sono stati circa 120 a chiedere la prima dose» conferma la coordinatrice dell’Asl, Federica Dipaolantonio, che proprio nelle ultime settimane si è accorta di come le regole più stringenti sul Green Pass abbiano fatto crescere la richiesta. Poco cambia anche con seconde e terze dosi che, ieri, hanno registrato più di un centinaio di richieste.
In Piemonte, oggi, sono circa 178mila gli ultracinquantenni che non hanno ancora aderito alla campagna per cui da febbraio scatterà l’obbligo per lavorare. Solo 98mila hanno più di 60 anni. «Lunedì ripartono le lezioni e voglio sentirmi protetto, se riuscissi ad anticipare la terza dose sarebbe il massimo: sono un Pro Vax convinto, al limite potrei essere un No Tamp, perché preferirei evitare quelli» spiega Alessandro, insegnante di musica di 42 anni. Gli fa eco la collega Maria, 56 anni, docente di educazione fisica a Messina. «Aspetto la terza dose ma se riuscissi ad anticipare prima dell’inizio delle lezioni sarebbe anche meglio». Matteo, invece, ha accompagnato il figlio Gabriele, 12 anni, per ricevere la prima dose. «Non vorrei si trovasse scoperto alla ripresa delle lezioni - spiega -. Abbiamo visto come il virus ha corso a scuola e non vogliamo ritrovarci i figli a casa per altri mesi, anche perché lavorando sarebbe complesso». Nicola è un biologo, invece. «Ho approfittato della giornata festiva e voglio proteggermi con la terza dose il prima possibile. Vaccinarsi è l’unica via di uscita, per questo credo fosse necessario introdurre l’obbligo».
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