l'editoriale
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24 Ottobre 2020 - 10:00
Lucia Gravante
Ordine e disciplina innanzi tutto. Chissà quante volte nel corso di questi cinque anni lo ha ripetuto ai suoi “allievi” Lucia Gravante, la sorvegliante del “Collegio”, il docu-reality di Raidue pronto alla ripartenza martedì 27 ottobre in prime time (le puntate sono state realizzate in estate seguendo tutte le norme anti Covid). Un ruolo che calza a pennello all’attrice torinese 53enne, ex professoressa di educazione fisica, e ancor prima maestra elementare, professione che abbandonò vent’anni fa proprio per dedicarsi alla recitazione. E, come spesso accade nella vita, tutto torna e il ruolo di severa sorvegliante per Raidue croce e delizia dei giovani allievi di terza media catapultati nel 1992, ne è la riprova.
Quindi Lucia, “Il Collegio” è davvero impostato sulla realtà più che su copioni? «Il fatto che il Collegio sia recitato è una notizia che lascia il tempo che trova, un luogo comune da sfatare. Si tratta di un documentario, uno spaccato sulla vita dei ragazzi di questo momento storico».
Anche lei è stata un’insegnante, dove ha trovato il coraggio di mollare tutto? «Ho iniziato a fare questo lavoro in un’età in cui solitamente si inizia a fare punto croce... Ma non potevo fare altrimenti. Non potevo più entrare in classe al mattino sognando di essere da un’altra parte, non sarei stata corretta verso i miei allievi. Loro meritano di più».
Si è mai pentita della scelta presa? «Mai, sono felicissima di avere intrapreso questa strada che mi ha portato fin qui».
Qual è stato il suo percorso? «Ho studiato con Mario Brusa, quando la sua scuola ancora era agli albori nei locali della Famija Turneisa, ho fatto un po’ di teatro e poi sono passata a tv e cinema con nomi quali Cristina Comenicini e Roberta Torre».
La scuola sta attraversando un momento difficile per via del Covid, ma gli stessi studenti la difendono... «Lo studio non è scontato, la scuola non è un percorso scontato. Noi lo abbiamo creduto, ma non è così, dobbiamo proteggere sempre quello che abbiamo. Ci siamo un po’ abbandonati in questi anni».
Si affeziona molto ai suoi ragazzi? «Sono un po’ come Mary Poppins li educo ma poi li faccio andare».
Aiuterà i nostri studenti questa edizione del “Collegio”? «Il pubblico credo che lo apprezzerà maggiormente, proprio perché si basa sulle relazioni tra i ragazzi, le stesse oggi messe a dura prova dal Covid».
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