l'editoriale
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24 Ottobre 2011 - 00:00
L'Italia piange colui che era considerato l'erede di Valentino Rossi. Una perdita grave per il motociclismo, ma lo è ancor più dal punto di vista umano. Allegro, generoso, solare, irruento, pilota che mordeva l'asfalto come pochi. Il suo passo dinoccolato, la folta capigliatura, l'accento romagnolo avevano conquistato tutti. Era il più alto del paddock, sotto di lui la moto sembrava piccola piccola. Eppure come pilota era spericolato, sempre al limite. Per Montezemolo è stato quello che per la F1 fu Villeneuve. "Mi aveva molto impressionato per la velocità, il talento e la grinta che aveva dimostrato quest'anno. Per queste qualità mi ricordava Gilles Villeneuve, ma il destino ha voluto accomunarli in un una maniera così tragica". Conosciuto in tutto il mondo Simoncelli era molto amato anche nel mondo del calcio (l'hanno voluto ricordare Totti, Sneijder, Iniesta, Giuseppe Rossi, Ramos).
E il suo Milan lo aspettava la prossima settimana a Milanello. Messaggi anche dal rapper Jovanotti e da Fiorello. Piange lo stesso Dottore, che si è trovato suo malgrado coinvolto nell'incidente, anche se è riuscito miracolosamente a non cadere. "Oddio mio" ha detto rientrando ai box in lacrime, sentendosi sulla coscienza la morte del suo grande amico, anche se in realtà il colpo mortale non è stato della sua Ducati ma della Yamaha di Edwards. La tragedia si è consumata in un attimo. Al secondo giro Simoncelli è scivolato ma è rimasto aggrappato alla sua moto, che invece che all'esterno ha preso una traiettoria verso il centro pista, proprio nella direzione di Colin Edwards e Rossi. L'americano ha preso in pieno Simoncelli, il cui casco è volato via. Il corpo esanime dello sfortunato pilota romagnolo è rimasto sull'asfalto. Si è capito subito della gravità dell'incidente, bandiera rossa e gara subito annullata. Immediati i soccorsi ma nonostante il prodigarsi dei medici della Clinica Mobile, non c'è stato nulla da fare. I sanitari hanno spiegato che Simoncelli è giunto in arresto cardiocircolatorio. La dinamica dell'incidente è molto simile a quella di Misano, in Moto2, dell'anno scorso, con Alex De Angelis e Scott Redding, che falciarono incolpevolmente il giapponese Tomizawa già caduto.
Prima di questo maledetto Gp della Malaysia il giapponese era l'ultimo pilota morto in pista nel motomondiale. Un altro pilota italiano morto in pista 38 anni dopo Renzo Pasolini (nel '73 morì a Monza in una carambola con Saarinen), 28 anni dopo quello analogo ad Assen di Franco Uncini: lui per fortuna si salvò (venne investito dalla moto di Gardner e il casco gli volò via) e oggi è responsabile della Commissione sicurezza dell'Irta. La morte di Simoncelli è stato uno choc, e non solo per il motociclismo. Un minuto di silenzio è stato osservato nel calcio su tutti i campi della serie A, e le squadre sono scese in campo con il lutto al braccio. "Correvamo insieme da quando eravamo bambini - dice Andrea Dovizioso, un altro suo grande amico -. L'ho visto cadere tante volte senza farsi male, quasi fosse invulnerabile". "Oggi tutto questo è surreale" dice Biaggi. "La morte di Marco è una perdita enorme per tutto lo sport italiano" dice il sottosegretario Crimi. "Per tanti giovani italiani - scrive il ministro Meloni - è stato uno dei più significativi esempi di correttezza e passione sportiva"
Arrivano via Twitter le uniche parole "pronunciate" ufficialmente da Valentino Rossi dopo il terribile incidente di oggi che ha visto la morte di Marco Simoncelli. "Il Sic per me era come un fratello minore - scrive Valentino sul social network - tanto duro in pista come dolce nella vita. Ancora non posso crederci, mi mancherà un sacco". Poche ma incisive parole per ribadire quanto affetto ci fosse tra Marco e Valentino, che lo aveva preso sotto la sua ala protettiva come, appunto, un fratello minore.
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