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C'è uno sport dimenticato dalle Olimpiadi, ora i social lo hanno riscoperto, ecco qual è

Tra piroette sulla neve, musica rock e costumi sgargianti, lo ski ballet è stato il lato più spettacolare e ribelle dello sci

C'è uno sport dimenticato dalle olimpiadi, ecco qual è

Non tutti ricordano che alle Olimpiadi invernali, tra una discesa libera e un salto con gli sci, c’è stato spazio anche per coreografie sulla neve. Si chiamava ski ballet ed era qualcosa di completamente diverso da tutto il resto.

Sulle piste non si cercava solo la velocità. Gli atleti danzavano sugli sci, eseguendo rotazioni, salti e movimenti coreografici a ritmo di musica. Avevano a disposizione novanta secondi per convincere i giudici con tecnica, precisione e fantasia. I bastoncini diventavano parte dello spettacolo, mentre i costumi – spesso coloratissimi e in perfetto stile anni Ottanta – rendevano ogni esibizione ancora più teatrale.

Questa disciplina nacque negli anni Sessanta, in un clima di cambiamento e voglia di libertà. Era una risposta creativa allo sci più tradizionale e rigido. Tra i suoi protagonisti c’era Bob Howard, uno dei volti simbolo del freestyle delle origini, che contribuì a diffondere uno stile più libero e spettacolare.

Il momento di massima visibilità arrivò con le Olimpiadi invernali di Calgary 1988 e Albertville 1992, dove lo ski ballet fu presentato come sport dimostrativo. Per qualche stagione sembrò poter entrare stabilmente nel programma olimpico, ma già a Lillehammer 1994 non faceva più parte del calendario.

Eppure la sua eredità è ancora visibile. Le evoluzioni aeree e le rotazioni che oggi caratterizzano le gare di freestyle devono molto a quelle prime sperimentazioni sulla neve. Anche campionesse come Lindsey Vonn hanno omaggiato, per gioco, quello stile unico.

Lo ski ballet è rimasto così: uno sport fuori dagli schemi, breve ma intenso, capace di trasformare una pista innevata in un palcoscenico. Un capitolo curioso delle Olimpiadi, che il tempo ha messo da parte.

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