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il personaggio
08 Marzo 2026 - 16:58
A sinistra, Silvano Joly insieme alla portabandiera di Torino 2006 Melania Corradini. A destra, invece, con Tiziana Nasi sulla pista delle Tofane
Vent’anni di differenza - 2006 e 2026 -, seicento chilometri di distanza, quelli che dividono Torino e Cortina, ma di fatto lo stesso spirito olimpico, pardon paralimpico. Sì perché a quattro lustri di distanza, Silvano Joly, oggi come allora, ha voluto rifare lo stesso percorso intrapreso sotto la Mole in occasione di Torino 2006, ovvero quello di volontario per i Giochi Paralimpici. “Mi sono detto: non una, ma addirittura due: e quando mi ricapita?”. Le emozioni, di fatto, sono le stesse di venti anni fa. Lo spirito è cresciuto e si è fatto ancor più consapevole di allora. Uno spirito che Silvano, piemontese, classe 1966 – “nella vita mi sono sempre occupato di innovazione e digitale, lavorando in Deloitte” -, continua a coltivare anche quando non ci sono i grandi eventi, nel quotidiano, frequentando il mondo del volontariato torinese, in particolar modo quello della Piccola Casa della Provvidenza del Cottolengo. “Per i 60 anni ho deciso di regalarmi una seconda Paralimpiade”, racconta.
Silvano è stato assegnato a Cortina, dove si occupa di Event Management, dove da Venue Communication Volunteer aiuta la comunicazione che circonda un grande evento come i Giochi Paralimpici Invernali: “In particolar modo – spiega – seguo il Team Usa, ma mi sono messo a completa disposizione”, aggiunge. Joly a Cortina ha incrociato alcuni volti noti di Torino 2006, in particolar modo quello di Tiziana Nasi, classe 1945, donna instancabile, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paraolimpici, vero e proprio motore di un intero movimento: “Si ricordava di me - dice Silvano -. Oggi come allora è una persona sempre in prima linea per il mondo Paralimpico”. “Qui a Cortina - aggiunge - si respira ancora di più lo spirito olimpico, qui è ancora più puro e vale ancora di più il motto usato da Pierre de Coubertin “che l’importante non è vincere ma partecipare”. Perché la vera vittoria. per i para-atleti, è essere al cancelletto di partenza, non competere per una medaglia”. Lo sport in tutta la sua essenza, lo sport come ragione di vita, per ripartire dopo un incidente o dopo una malattia.
“La differenza tra Torino 2006 e Milano Cortina 2026? Ora tutti sanno che cosa sono le Paralimpiadi – spiega -. Para-atleti come Bebe Vio o lo stesso Zanardi hanno dato grande visibilità”. “Sarebbe bello però – l’auspicio di Joly - che Olimpiade e Paralimpiade si intrecciassero, si svolgessero in contemporanea, nelle stesse location, con lo stesso pubblico, anche se capisco che gestire due eventi simili, così in contemporanea, potrebbe essere molto difficile, già solo dal punto di vista della logistica e dell’accoglienza”. “Sarebbe bello però – conclude Joly -, che tra Olimpiade e Paralimpiade non ci fosse un taglio netto, semmai un passaggio di testimone, magari con la cerimonia di chiusura della prima che diventa quella di apertura della seconda, o basterebbe semplicemente far svolgere prima i Giochi Paralimpici e poi dopo quelli Olimpici, garantendo così maggiore visibilità”.
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