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Palcoscenico
17 Gennaio 2026 - 17:51
Il cast al completo
Davide Livermore adora prendere i titoli più noti della tragedia classica, reinterpretarli sperimentando nuovi linguaggi in nome di quel teatro, il suo, che vuole colpire come un pugno nello stomaco lo spettatore moderno.
Fargli vivere drammi, traumi famigliari, morti e vendette con quell’enfasi e quella profondità che solo i greci hanno saputo raccontare e che lui ama stravolgere.
Lo fa a teatro, lo ha fatto anche al cinema (“The Opera!”). Adesso, però, il regista torinese, fondatore del Cineteatro Baretti, uno dei nomi più altisonanti nel panorama internazionale proprio per quella sua capacità di stupire, si è affidato completamente a Eugene O’Neill riportando in scena, a trent’anni di distanza dall’ultima rappresentazione italiana, “Il lutto si addice ad Elettra”, considerato uno dei capolavori della drammaturgia del Novecento. Lo spettacolo sarà a Torino, al Teatro Carignano, dal 21 al 25 gennaio.
Confermato ancora alla direzione del Teatro Nazionale di Genova con cui lo spettacolo è prodotto, Livermore porta sul palco un cast d’eccezione composto da nomi quali: Paolo Pierobon, Elisabetta Pozzi, Linda Gennari, Marco Foschi, Aldo Ottobrino, Carolina Rapillo, Davide Niccolini.
Sono lori i Mannon, la famiglia moderna borghese cui O’Neill affidò il compito di riportare in vita, attraverso il teatro, adulteri, omicidi, incesti, drammi di una tragedia che da antica è diventata contemporanea per un’indagine che tocca la psicanalisi.
«L’operazione di O’Neill è stata geniale, fondare il teatro contemporaneo americano partendo dalla più grande trilogia della storia, che ancora ci parla di noi, in modo potente. Ci parla di eredità, di drammi e traumi familiari, anche a chi crede di non averne, siamo tutti coinvolti. Per me questo testo è l’affermazione della tragedia nella nostra epoca. La tragedia non è qualcosa di immoto, “si muove” e si adatta in maniera plastica alla contemporaneità in cui viene riscritta (…) 2500 anni dopo, O’Neill non può non constatare che, nel permanere degli elementi tragici, la società è cambiata», spiega Livermore riferendosi al testo che in Italia fu rappresentato nel 1997 da Luca Ronconi e nel cui cast spiccava anche allora Elisabetta Pozzi nei panni, però, di Lavinia.
«Ciascuno deve illuminare personalmente la propria strada, essere tribunale di se stesso (...) Nella tragedia di O’Neill la psicoanalisi freudiana si sostituisce alla presenza degli dèi. E allora quel senso di giustizia assoluto, divino, cui tendeva il tribunale descritto da Eschilo, viene sostituito dal cammino verso un senso di responsabilità personale, che deve sorgere in ogni spettatore. Questa è la catarsi de Il lutto si addice ad Elettra: l’indignazione, il rigore morale, la coerenza e quindi il senso di azione che deve scaturire concretamente nella vita di ogni uomo… »
(Biglietti da 12 a 39 euro, piazza Carignano 6).
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