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Nasce a Torino la giornata nazionale dello sciopero dei meme: "E' un invito a riflettere"

Ne parla Max Magaldi, direttore di Memissima, l'evento che si è concluso sabato senza vincitori

Meme

Uno dei meme

Primo sciopero nazionale del meme. È la singolare forma di protesta che si celebra oggi e che riguarda l'universo di internet e delle immagini deformate con scritte in modo umoristico. L'iniziativa è nata sabato scorso al termine di “Memissima 2026”, quinta edizione della kermesse che si è svolta durante lo scorso fine settimana tra il Circolo dei lettori, il Museo del Risorgimento e la Scuola Holden. Ne parla il direttore del festival, Max Magaldi.

Che cos'è un meme?

"Si tratta di un'immagine non necessariamente di tipo umoristico ma che alla fine può diventarlo. Questa immagine viene rilanciata dal popolo di internet e assume contenuti sempre nuovi. A differenza delle vignette classiche che si concludevano in uno spazio determinato, è un' avventura in movimento. Resta forse lo spirito ma, se possibile, è ancora più corrosivo della disegno a matita che appariva fino a qualche decennio fa, sui giornali cartacei. Negli anni scorsi l'onore di essere personaggi più “memati” è toccato a politici come Luigi Di Majo e al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ma ci siamo occupati anche della tragedia di Gaza. Sempre a modo nostro e con il linguaggio tipico di questa tecnica".

Quali sono le ragioni di questo sciopero?

"Tutto è iniziato con la mancata assegnazione del Grammy Awards, sabato scorso. Quando uno vede che la realtà supera la fantasia e tutto diventa comico al punto che persino Trump ormai usa la forma del meme per comunicare, mostrandosi mentre defeca sui manifestanti, allora c'è qualcosa che non va. La nostra non è una resa ma un rilancio. Invito tutti coloro che usano questa forma sui social a presentarsi oscurando le loro pagine. Tutto va avanti. Se invece avessimo fatto la scelta estrema di lasciare le pagine bianche, ci sarebbe stata davvero una volontà di arrendersi. Il nostro impegno continua in direzione ostinata e contraria. Questo sciopero è un momento di riflessione collettiva del rapporto che s'instaura tra la vita reale, il modo di comunicare e il mondo satirico che utilizza la forma dei meme. Ormai chi comanda si comporta sempre più come un clown, ma con un atteggiamento sempre più arrogante e sprezzante: allora tutto si confonde, chi comanda diventa un buffone, completando il cortocircuito. Non sarà questo a fermare la voglia di ironizzare e di indirizzare la satira su tutto. Noi continueremo ad andare avanti per la nostra strada usando sempre l'ironia come linguaggio per smascherare i vizi del mondo".

Primo sciopero nazionale del meme. E’ la singolare forma di protesta che si celebra oggi e che riguarda l'universo di internet e delle immagini deformate con scritte in modo umoristico. L’iniziativa è nata sabato scorso al termine di “Memissima 2026”, quinta edizione della kermesse che si è svolta durante lo scorso fine settimana tra il Circolo dei lettori, il Museo del Risorgimento e la Scuola Holden. Ne parla il direttore del festival, Max Magaldi.

Che cos’è un meme?

"Si tratta di un’immagine non necessariamente di tipo umoristico ma che alla fine può diventarlo. Questa immagine viene rilanciata dal popolo di internet e assume contenuti sempre nuovi. A differenza delle vignette classiche che si concludevano in uno spazio determinato, è un’avventura in movimento. Resta forse lo spirito ma, se possibile, è ancora più corrosivo della disegno a matita che appariva fino a qualche decennio fa, sui giornali cartacei. Negli anni scorsi l’onore di essere personaggi più “memati” è toccato a politici come Luigi Di Majo e al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, ma ci siamo occupati anche della tragedia di Gaza. Sempre a modo nostro e con il linguaggio tipico di questa tecnica".

Quali sono le ragioni di questo sciopero?

"Tutto è iniziato con la mancata assegnazione del Grammy Awards, sabato scorso, Quando uno vede che la realtà supera la fantasia e tutto diventa comico al punto che persino Trump ormai usa la forma del meme per comunicare, mostrandosi mentre defeca sui manifestanti, allora c’è qualcosa che non va. La nostra non è una resa ma un rilancio. Invito tutti coloro che usano questa forma sui social a presentarsi oscurando le loro pagine. Tutto va avanti. Se invece avessimo fatto la scelta estrema di lasciare le pagine bianche, ci sarebbe stata davvero una volontà di arrendersi. Il nostro impegno continua in direzione ostinata e contraria. Questo sciopero è un momento di riflessione collettiva del rapporto che s’instaura tra la vita reale, il modo di comunicare e il mondo satirico che utilizza lo forma dei meme. Ormai chi comanda si comporta sempre più come un clown, ma con un atteggiamento sempre più arrogante e sprezzante allora tutto si confonde chi comanda diventa un buffone, completando il cortocircuito. Non sarà questo a fermare la voglia di ironizzare e di indirizzare la satira su tutto. Noi continueremo ad andare avanti per la nostra strada usando sempre l’ironia come linguaggio per smascherare i vizi del mondo".

 

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