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La stima
09 Gennaio 2026 - 15:45
L'Italia sta attraversando una delle fasi meteorologiche più rigide degli ultimi anni. L'ondata di aria artica che ha investito la penisola nei primi giorni di questo mese non ha portato solo neve a bassa quota e temperature sottozero, ma ha acceso i riflettori su un tema sempre sensibile: l'impatto economico del riscaldamento sulle tasche delle famiglie.
Dopo anni di stagioni invernali sottotono, il 2026 si è aperto con un inverno "vero". Le temperature sono crollate, con minime che nelle zone alpine e prealpine oscillano tra i -5°C e i -10°C, mentre nelle pianure del Nord i valori diurni faticano a superare lo zero.
Secondo gli esperti, tra cui il climatologo Luca Mercalli, ci troviamo di fronte a un episodio di freddo intenso ma fisiologico. Le previsioni indicano che questa morsa gelida dovrebbe allentarsi tra il 9 e il 12 gennaio, grazie all'arrivo di correnti atlantiche più miti. Tuttavia, la variabilità climatica suggerisce che altre "ondate di freddo" potrebbero verificarsi prima della fine della stagione.
Il consumo di una famiglia media italiana (circa 100 m² per 3-4 persone) si attesta normalmente tra i 1.400 e i 1.500 Smc all'anno. Di questa quota, circa l'80-85% è destinata esclusivamente al riscaldamento.
Durante un'ondata di gelo come quella attuale, il comportamento dei consumi cambia drasticamente per tre fattori: la differenza termica tra l'interno e l'esterno si amplia richiedendo più energia per mantenere la temperatura costante, le caldaie lavorano per cicli molto più lunghi o frequenti e le pareti si raffreddano più velocemente, obbligando l'impianto a uno sforzo extra.
In termini numerici, se in una giornata mite di gennaio si consumano 4-6 Smc, con il gelo attuale si può arrivare a 7-10 Smc al giorno. Su un periodo di 10 giorni, questo si traduce in un surplus di 30-50 Smc rispetto alla media.
Fortunatamente, lo scenario energetico del 2026 è più sereno rispetto al biennio critico 2022-2024. Il gas ha ritrovato una stabilità che mitiga l'effetto dell'ondata di freddo. Le tariffe oscillano tra 0,32 a 0,40 €/Smc per la sola materia prima. Si stima che la spesa media annua per il 2026 scenderà a circa 1.490-1.500 €, con un calo del 12% rispetto all'anno precedente.
In base a questi dati, i 10 giorni di freddo intenso si concretizzeranno per le case isolate al meglio in circa 10-20 € di spesa extra, per quelle "standard" in circa 30-60 € di spesa extra e per quelle poco isolate in circa 80-100 € di spesa extra.
Non tutto il riscaldamento è a gas. Molti italiani utilizzano pompe di calore o sistemi elettrici integrativi. Sebbene l'efficienza termodinamica delle pompe di calore permetta risparmi energetici fino al 70% rispetto al gas, il picco di freddo ne riduce parzialmente la resa, aumentando i prelievi dalla rete. Con un prezzo dell'energia elettrica che a gennaio si attesta intorno a 0,113-0,114 €/kWh, l'uso intensivo di questi sistemi per 10 giorni può comportare un aggravio in bolletta tra i 15 e i 40 €, a seconda della tecnologia utilizzata.
Esistono accorgimenti pratici che possono neutralizzare, in tutto o in parte, il costo extra causato dal gelo artico come la regolazione del termostato: abbassare la temperatura di solo 1 °C permette di ridurre i consumi del 7-10% con un risparmio potenziale di oltre 100 € l'anno.
Sfruttare l'irraggiamento solare diurno aprendo le tende e chiudere tapparelle e scuri non appena cala il sole, così da trattenere il calore, può essere una strategia alleata molto valida.
Non è inoltre da sottovalutare l'impatto che un'adeguata revisione della caldaia può avere: si stima un rendimento superiore del 10-15% rispetto ad un impianto trascurato.
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