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Nargi-Matri e il loro segreto
«Ci aiutiamo e ci sosteniamo»

17 anni d'amore, due figlie e la scelta di una famiglia senza matrimonio: trasferimenti, crisi e il sostegno reciproco che li ha tenuti uniti

Nargi-Matri e il loro segreto«Ci aiutiamo e ci sosteniamo»

Federica Nargi

Federica e Alessandro, che stanno insieme da 17 lunghi anni. Ma anche Sofia e Beatrice che sono arrivate ad arricchire la famiglia 9 e 6 anni fa. Perché di famiglia si tratta a tutti gli effetti, quella che la Nargi e Matri hanno messo in piedi senza matrimonio, perché non ne sentono la necessità, ma con tanto amore. Per una volta la racconta lei al settimanale “F” spiegando che quanto vede il pubblico non è tutto quello che succede a casa. «Non siamo la famiglia del Mulino Bianco. Nell’amore ci vuole tanta buona volontà. I momenti di crisi li passano tutti, e anche noi ne abbiamo avuti. Niente di grave. Quando mi dicono: “Che bello, siete perfetti”, io sorrido. La famiglia perfetta non esiste. I problemi si affrontano e si superano».

Uno dei problemi maggiori è sempre stato il lavoro di entrambi che li ha portati a vivere separati. «Ci sono stati momenti in cui ero io ad aver bisogno di sostegno, in altri era Alessandro. Siamo stati lontani: io a Milano e lui, come succede ai calciatori, cambiava città: Cagliari, Torino, Genova». Ma i sentimenti sono stati più forti di tutto e per questo ringrazia il suo compagno: «Alessandro e io siamo simili, abbiamo sempre cercato di tutelare la nostra famiglia e il nostro rapporto. Credo che il segreto dei diciassette anni insieme sia questo: ci aiutiamo, ci sosteniamo. Per Ballando con le stelle mi ha detto: “Vai, alle bambine penso io”. È stata la più grande dimostrazione d’amore che potesse darmi».

Un’altra prova importante, lo riconosce: «Per una come me, che deve avere tutto sotto controllo, è stato complicato. È come se avessi fatto quattro mesi di psicoterapia. Mi sono detta: o esci migliore, o esci devastata. Io sono uscita migliore. Ho smesso di essere ansiosa e ho imparato a godermi il momento». Ma le figlie «non vedevano l’ora che finisse. Non giocavo con loro tutti i giorni, tornavo solo una volta alla settimana. Adesso è talmente bello, che ho già paura dell’adolescenza. Le mie figlie mi raccontano tutto e, forse per questo, sentono di più la mia mancanza quando non ci sono».

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