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La dieta
16 Gennaio 2026 - 16:45
Negli ultimi dieci anni, l'interesse verso le diete vegane ha smesso di essere una scelta di nicchia per trasformarsi in un fenomeno culturale e sociale di vasta portata. Questa tendenza coinvolge sempre più spesso interi nuclei familiari, ponendo pediatri e nutrizionisti di fronte a una sfida cruciale: valutare se tali regimi siano realmente adeguati a sostenere le fasi più delicate dello sviluppo umano, come l'infanzia e l'adolescenza.
Le motivazioni che spingono verso il "veg" sono molteplici — dalla etica animalista alla sostenibilità ambientale, fino ai presunti benefici per la salute — e trovano parziale supporto in istituzioni autorevoli come la Academy of Nutrition and Dietetics, che considera le diete a base vegetale idonee a ogni ciclo vitale, purché correttamente pianificate.
Nonostante le aperture internazionali, il dibattito scientifico resta acceso quando si parla di bambini. Il problema principale risiede nel fatto che molte raccomandazioni attuali derivano da studi effettuati sulla popolazione adulta. Tuttavia, traslare meccanicamente questi dati sui bambini è un errore metodologico: l'organismo in crescita ha fabbisogni nutrizionali specifici e superiori in proporzione al peso, e una carenza in questa fase può avere ripercussioni a lungo termine sul sviluppo fisico e cognitivo.
Per fare chiarezza, una recente revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition ha analizzato il più vasto campione mai preso in esame: 59 studi osservazionali per un totale di quasi 49 mila partecipanti sotto i 18 anni.
Per comprendere i risultati, è necessario distinguere con precisione le categorie analizzate da Sofia Lotti, biologa nutrizionista e coautrice dello studio: i latto-ovo-vegetariani, i quali escludono carne e pesce ma consumano uova, latte e derivati, garantendo proteine di alto valore biologico e una buona base di calcio e vitamina B12, e i vegani che escludono qualsiasi prodotto di origine animale. Questo regime richiede una vigilanza estrema, poiché alcuni nutrienti fondamentali sono assenti nel regno vegetale.
Dall'analisi dei biomarcatori emerge un quadro a doppia faccia. Da un lato, i bambini che seguono diete plant-based mostrano benefici tipici del mondo vegetale, come un elevato apporto di fibre e micronutrienti antiossidanti. Dall'altro, lo studio evidenzia carenze significative rispetto ai coetanei onnivori come bassi livelli di vitamina B12, vitamina D, calcio, iodio e zinco. Queste criticità sono molto più accentuate nei bambini vegani, specialmente laddove non si faccia ricorso ad alimenti fortificati o integratori specifici.
Uno dei timori principali dei genitori riguarda il possibile deficit di crescita. I dati della meta-analisi indicano che i bambini vegani e vegetariani tendono a essere più magri e presentano un Indice di Massa Corporea (BMI) mediamente inferiore rispetto agli onnivori. Tuttavia, questi valori restano generalmente all'interno dei range di normalità per l'età; si tratta quindi di una costituzione più snella, non necessariamente di un ritardo della crescita.
Per quanto riguarda la salute cardiovascolare, i biomarcatori mostrano profili lipidici eccellenti, con livelli di colesterolo totale e LDL (il cosiddetto colesterolo "cattivo") sensibilmente più bassi.
La conclusione dei ricercatori è netta: la dieta vegana nei bambini non può essere approcciata con superficialità. Non deve essere vissuta come una "sottrazione" della carne, ma come una ri-progettazione totale dell'alimentazione.
I pilastri per una scelta vegana sicura in età pediatrica sono la consultazione di pediatri e nutrizionisti specializzati per calibrare i pasti in base alla fase di crescita, l'integrazione mirata come la vitamina B12 che non esiste in forma biodisponibile nelle piante, l'utilizzo di prodotti come bevande vegetali o cereali addizionati con calcio e vitamine per colmare i gap nutrizionali.
Non devono inoltre mancare controlli periodici dei parametri di crescita e analisi del sangue così da intercettare precocemente eventuali carenze.
In sintesi, la scelta vegana per i più piccoli è scientificamente percorribile, ma richiede una responsabilità genitoriale e un dialogo costante con la medicina ufficiale, al fine di trasformare una scelta etica in un percorso di salute e non in un rischio per il futuro dei propri figli.
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