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Economia & Personaggi
06 Marzo 2026 - 17:50
Davanti un grosso toro di bronzo, dentro un’atmosfera intima ed elegante. È l’ingresso in un Piemonte traslocato a New York, dove il profumo della Bagna Caoda incontra il ritmo frenetico di Soho. In una città che divora la novità di oggi per dichiararla vecchia domani, come si resiste dieci anni senza piegare la tradizione? San Carlo Osteria Piemonte ha scelto la via più difficile: ricette autentiche, ingredienti semplici, sapori forti. E ha funzionato.
Dieci anni dopo, la sfida si può dire vinta. Con una crew di 25 persone, 55 coperti (che diventano 75 d’estate con il dehor) e l’apertura 7 giorni su 7, San Carlo Osteria Piemonte è un indirizzo trendy che parla torinesità e piemontesità in ogni dettaglio. Prima del loro arrivo, l’Italia a tavola negli Stati Uniti era spesso raccontata dai sapori del Sud e dai grandi classici come la pizza. “Noi abbiamo portato qualcosa di nuovo. Abbiamo letteralmente ‘messo sul piatto’ un’alternativa che prima non esisteva”, spiega Rolle. Un controcanto gastronomico, come un assolo jazz al momento giusto.
In cucina guida il giovane chef Davide Iacoboni, cresciuto qui passo dopo passo. I menù sono stagionali, i pilastri ben ancorati: vitello tonnato, tonno di coniglio, acciughe al verde, tajarin al ragù di coniglio, agnolotti del plin — unico piatto presente in carta tutto l’anno. I Tajarin ai 50 tuorli sono una dichiarazione di intenti, mentre la Bagna Caoda, vera rivelazione per i newyorkesi, diventa spesso una “salsa” d’accompagnamento, per esempio alle capesante scottate al burro. La filiera è il metronomo della qualità: frutta, verdura e pesce arrivano freschi ogni giorno dai mercati di New York; dal Piemonte giungono il tartufo, il cardo gobbo di Nizza Monferrato, i porri di Cervere, il gorgonzola. La pasta è tutta fatta in casa. E la carne? Fassona da un allevatore americano che ha importato negli USA la genetica piemontese: un ponte tra continenti che non tradisce l’identità.
La proposta beverage, curata dal Beverage Director Mirko Mennuni, richiama il territorio senza chiudersi al mondo: oltre 250 etichette in carta, con un’attenzione speciale a Barolo e Barbaresco e ai piccoli produttori piemontesi, affiancati da selezioni italiane e internazionali. Domanda retorica: serve altro per raccontare un territorio? Forse sì, ma qui c’è già molto.
In questi dieci anni San Carlo Osteria Piemonte è entrata in Guida Michelin e ha raccolto recensioni lusinghiere da testate internazionali come il New York Times. Il pubblico è trasversale: la comunità italiana in cerca di un approdo familiare, i residenti e i professionisti di Soho, i manager delle case di moda — Prada e Tommy Hilfiger in testa — e una lunga teoria di vip. Tra le sale sono passati Naomi Watts, Cuba Gooding Jr, Ed Harris, David Boreanaz, e tanti italiani celebri: Giorgio Armani, Jovanotti, Zucchero, Andrea Pirlo. La credibilità, qui, si misura anche in nomi propri.
“A giugno apriremo il San Carlo Bistrot presso la Marina di Varazze, un luogo di gusto in cui la cucina piemontese si incontrerà con quella ligure. E, presto puntiamo, ad aprire anche a Montecarlo, un mercato difficile ma ricco di opportunità e in futuro, chissà, anche negli Emirati Arabi”, annuncia Rolle. E conclude: “Quello di buono che abbiamo fatto a New York può essere replicabile e San Carlo Osteria Piemonte ha l’ambizione di diventare un ambasciatore del Piemonte autentico, saporito e genuino in ogni angolo del mondo”.
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