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La proposta

Referendum e leggi popolari, spinta per le firme online: “Il Piemonte può fare da apripista”

Presentata ieri la mozione da Italia Viva e Associazione Radicale Adelaide per aumentare l'accessibilità e ridurre l'astensionismo

Referendum e leggi popolari, spinta per le firme online: “Il Piemonte può fare da apripista”

Portare anche a livello regionale la firma digitale per referendum e leggi di iniziativa popolare. È l’obiettivo della mozione presentata ieri in Consiglio regionale del Piemonte, che punta a introdurre la possibilità di sottoscrivere online le iniziative di democrazia diretta.

La proposta è stata illustrata a Palazzo Lascaris, durante la conferenza stampa “Partecipazione e democrazia per il Piemonte”, promossa dalla capogruppo di Italia Viva Vittoria Nallo, insieme all’Associazione Radicale Adelaide Aglietta.

Al centro, quello che i promotori definiscono un “paradosso”: dal 2024 è già possibile firmare online per referendum e proposte di legge nazionali tramite Spid, utilizzando la piattaforma del Ministero della Giustizia. A livello regionale, invece, restano in vigore procedure tradizionali fatte di banchetti, moduli cartacei e autenticazioni fisiche.

Un sistema oggi farraginoso, che, secondo i proponenti, finisce per scoraggiare la partecipazione, soprattutto tra chi ha difficoltà motorie o meno accesso ai canali tradizionali. Da qui la richiesta: aggiornare la normativa piemontese e integrare la piattaforma nazionale già esistente, evitando la creazione di nuovi sistemi regionali e i relativi costi.

“Se vogliamo davvero contrastare l’astensionismo, dobbiamo semplificare la partecipazione”, sottolinea Nallo. “Usare la tecnologia è una scelta di buon senso: il Piemonte può essere la prima regione a fare da apripista”.

Sulla stessa linea anche i promotori dell’associazione radicale: “È inaccettabile che diritti previsti dallo Statuto restino bloccati dalla burocrazia. Allinearsi agli standard digitali è una battaglia di civiltà”.

La mozione impegna la Giunta ad attivarsi anche a livello nazionale, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, per estendere l’utilizzo della piattaforma digitale alle consultazioni regionali. Ora la parola passa al Consiglio regionale.

Sullo sfondo, una sfida più ampia: ridurre la distanza tra cittadini e istituzioni, partendo proprio dagli strumenti della partecipazione.

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