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Salute
16 Gennaio 2026 - 22:30
L’obesità non mette a rischio soltanto la salute metabolica e cardiovascolare: recenti studi evidenziano che il sovrappeso cronico può danneggiare direttamente il cervello, favorendo infiammazione, disturbi cognitivi e un aumento del rischio di malattie neurodegenerative e disturbi dell’umore.
Una nuova ricerca pubblicata su Acta Physiologica svela un possibile meccanismo chiave alla base dei benefici del digiuno intermittente sul sistema nervoso: il succinato, un metabolita che collega il metabolismo corporeo al funzionamento cerebrale. Lo studio, frutto di una collaborazione internazionale tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e la University of California Irvine, ha confrontato gli effetti di una dieta ad alto contenuto di grassi con quelli di una dieta bilanciata e di un regime di digiuno intermittente su un modello sperimentale di obesità.
I ricercatori hanno osservato che, mentre entrambe le alternative alla dieta ad alto contenuto di grassi riducono peso corporeo, massa grassa e migliorano la tolleranza al glucosio, solo il digiuno intermittente ha un impatto positivo sul comportamento: aumenta l’esplorazione, riduce l’ansia e diminuisce l’infiammazione cerebrale.
L’analisi dei metaboliti ha rivelato che il digiuno intermittente modifica la distribuzione del succinato: il livello nel sangue diminuisce, mentre aumenta nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. “Somministrare succinato da solo è sufficiente a riprodurre molti effetti del digiuno intermittente, in particolare sul comportamento e sull’ansia, come se fosse la ‘chiave’ del meccanismo”, spiega Andrea Tognozzi, dottorando dell’Università di Pisa coinvolto nello studio.
I risultati suggeriscono che modulare il succinato potrebbe rappresentare un nuovo approccio per proteggere il cervello dagli effetti negativi dell’obesità, andando oltre la semplice perdita di peso. “Questa scoperta apre la strada a strategie nutrizionali o farmacologiche in grado di ridurre non solo il rischio di diabete e malattie cardiometaboliche, ma anche il declino cognitivo e i disturbi dell’umore legati all’obesità”, conclude Paola Tognini, coordinatrice dello studio.
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