Cerca

Salute

Il digiuno intermittente protegge il cervello? Scoperto il ‘segreto’ che potrebbe ridurre ansia e migliorare la memoria

Uno studio italiano rivela il ruolo del succinato, una molecola chiave che spiega perché saltare i pasti potrebbe combattere obesità, infiammazione cerebrale e disturbi dell’umore

Il digiuno intermittente protegge il cervello: scoperto il ‘segreto’ che riduce ansia e migliora la memoria

L’obesità non mette a rischio soltanto la salute metabolica e cardiovascolare: recenti studi evidenziano che il sovrappeso cronico può danneggiare direttamente il cervello, favorendo infiammazione, disturbi cognitivi e un aumento del rischio di malattie neurodegenerative e disturbi dell’umore.

Una nuova ricerca pubblicata su Acta Physiologica svela un possibile meccanismo chiave alla base dei benefici del digiuno intermittente sul sistema nervoso: il succinato, un metabolita che collega il metabolismo corporeo al funzionamento cerebrale. Lo studio, frutto di una collaborazione internazionale tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore e la University of California Irvine, ha confrontato gli effetti di una dieta ad alto contenuto di grassi con quelli di una dieta bilanciata e di un regime di digiuno intermittente su un modello sperimentale di obesità.

I ricercatori hanno osservato che, mentre entrambe le alternative alla dieta ad alto contenuto di grassi riducono peso corporeo, massa grassa e migliorano la tolleranza al glucosio, solo il digiuno intermittente ha un impatto positivo sul comportamento: aumenta l’esplorazione, riduce l’ansia e diminuisce l’infiammazione cerebrale.

L’analisi dei metaboliti ha rivelato che il digiuno intermittente modifica la distribuzione del succinato: il livello nel sangue diminuisce, mentre aumenta nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. “Somministrare succinato da solo è sufficiente a riprodurre molti effetti del digiuno intermittente, in particolare sul comportamento e sull’ansia, come se fosse la ‘chiave’ del meccanismo”, spiega Andrea Tognozzi, dottorando dell’Università di Pisa coinvolto nello studio.

I risultati suggeriscono che modulare il succinato potrebbe rappresentare un nuovo approccio per proteggere il cervello dagli effetti negativi dell’obesità, andando oltre la semplice perdita di peso. “Questa scoperta apre la strada a strategie nutrizionali o farmacologiche in grado di ridurre non solo il rischio di diabete e malattie cardiometaboliche, ma anche il declino cognitivo e i disturbi dell’umore legati all’obesità”, conclude Paola Tognini, coordinatrice dello studio.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.